di Rosario Sparti
Due ragazzini, sugli 11 anni, fanno a pugni in un parco cittadino. Uno ferisce l’altro: sangue, labbra gonfie e denti rotti. Ora i genitori della “vittima”, Penelope e Michael, invitano nel loro appartamento nei pressi dell’elegante quartiere di Park Slope, a Brooklyn, Nancy e Alan, i genitori del “bullo”, per chiarire la questione. Vorrebbero tutti onorare le buone intenzioni di Penelope ma non esattamente per le stesse ragioni e non a qualsiasi prezzo.
Dopo i gravi problemi giudiziari che hanno costretto il regista all’inattività, Roman Polanski ritorna al cinema con un film tratto da una pièce teatrale di Yasmine Reza, una commedia di grande successo rappresentata in tutto il mondo. Si tratta d’un operazione simile a quella realizzata anni fa con il suo LA MORTE E LA FANCIULLA, che per alcune caratteristiche d’ambientazione e tono ricorda alcune sue opere giovanili come IL COLTELLO NELL’ACQUA e CUL DE SAC. Distaccandosi dalle atmosfere thriller del suo precedente L’UOMO NELL’OMBRA, il regista mette al centro del suo lavoro una delle sue specialità: il gioco al massacro.
Rispettando l’unità di luogo, con ritmo serrato e sarcasmo incalzante, i protagonisti finiscono per distruggersi a vicenda mettendo in luce tutte le ipocrisie della classe borghese. Condotti magistralmente dal regista, sono le performance attoriali a colpire – per questo consigliamo la versione in lingua originale -,a partire da un gigantesco Christoph Waltz che finisce per mettere in ombra i suoi validissimi colleghi. A partire dalle riflessioni su colpa, crimine e giustizia, appare evidente come la pellicola, pur rimanendo circoscritta nell’ambito delle opere minori, sia molto sentita dal regista, che si concede anche un brevissimo cammeo a testimoniare la sua partecipazione alla lotta tra i protagonisti.
Probabilmente l’esplorazione del mondo borghese e la caratterizzazione d’alcuni personaggi può risultare poco originale, ma è l’ironia disincantata e il progressivo alleggerimento, dato da una irriverenza che non si ferma davanti a nulla, a sollevare il film dallo stereotipo. Non dimentichiamo che in 79 minuti di fuoco di fila dialogato non ci si annoia mai, ogni cambio d’inquadratura è perfettamente calibrato, come ogni singolo geniale dettaglio, dal ruolo del piatto d’argento alla comunicazione non verbale dei protagonisti, racchiusa perfettamente dalle mani di Christoph Waltz e lo sguardo allucinato di Jodie Foster. Non si parli di teatro. Signori, questo è cinema.

[17-09-2011]
Francesco Picerno[19-09-2011 13:57:42]
E' evidente quel tipo di omaggio, ci ho pensato anche io a 'L'angelo sterminatore'. Ma quelle situazioni grottesche Bunuel le gestiva in maniera più spiazzante, mentre le soluzioni che inventa Polanski sono - in questo caso - un po' più facili e superficiali...
Rosario Sparti[19-09-2011 13:05:43]
Che si tratti di film minore è senza dubbio, d'altronde l'ho anche scritto nella recensione. Per quel che riguarda le entrate e le uscite io ho voluto leggerci un omaggio a 'L'angelo sterminatore' di Bunuel.
Francesco Picerno[19-09-2011 12:02:25]
Sarà anche cinema ben fatto ma è decisamente un film minore nella filmografia Polanskiana. Regge senza grandi momenti di noia, ma ha anche forzature di sceneggiatura (un esempio: le varie uscite di casa e i susseguenti rientri dei protagonisti) e momenti grossolani. I personaggi alla lunga , più che angoscianti, sembrano macchiette (soprattutto Waltz e la Foster) Sono però d'accordissimo sul doppiaggio (pessimo) e sulla regia (ben fatta e di gran classe)





