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Tbc al Gemelli, Codacons preprara azioni legali

Rienzi: "L'infermiere ammalata avrebbe contratto la malattia da un paziente"

Da quando il caso della Tbc è scoppiato al gemelli ed è inizioato l'esame dei bimbi nati al Policlinico tra gennaio e luglio 2011, sono finora 122 i neonati risultati positivi al test (essere positivi non signifa essere ammalati). Il Codacons oggi ha presentato, in difesa delle famiglie coinvolte, sette azioni legali. Si tratta di due class action, un'azione penale, tre amministrative ed un'azione collettiva di risarcimento per le posizioni differenziate delle varie famiglie. L'associazione dei consumatori ha preso le difese delle famiglie dei bambini coinvolti nella vicenda Tbc al policlinico Gemelli.

Ad illustrale le azioni legali è stato il presidente Carlo Rienzi. Per quanto riguarda le due class action, una è per i bambini risultati positivi ed una per quelli il cui test ha scongiurato il contagio. Le azioni amministrative, invece, consistono in due ricorsi al Tar ed una diffida rivolta a tutte le asl del Lazio. Un ricorso è contro la Regione Lazio per la dichiarazione di illegittimità della commissione di indagine sanitaria, già presentata. Un altro ricorso al tribunale amministrativo del Lazio sempre contro la Regione per il risarcimento dei danni prodotti dalla stessa regione e dal servizio sanitario nazionale a causa dei mancati o insufficienti controlli. La diffida, invece, è indirizzata a tutte le asl laziali per conoscere se e quanti controlli periodici hanno effettuato negli ultimi due anni nei reparti. Dal fronte penale, invece, un genitore ha deciso di procedere presso la procura della Repubblica. In più l'associazione dei consumatori ha chiesto il sequestro della copia degli elenchi dei bambini nati dal giorno in cui l'infermiera ha iniziato a prestare servizio nel reparto neonatale fino al 31/08/2010, lasciando a disposizione degli interessati l'originale.

CODACONS - "Infermiera ammalata da paziente" - L'infermiera malata di tubercolosi che ha fatto scattare l'emergenza per le centinaia di contagì provocati al nido del Policlinico Gemelli di Roma "avrebbe contratto la malattia non dal marito, ma da un paziente ricoverato nel 2005 nella stessa struttura, in un reparto per adulti". Rienzi ha assicurato di aver raccolto la testimonianza dello stesso marito della donna, che però, raggiunto al telefono durante la conferenza, non ha risposto alla chiamata. "Ci ha detto - ha evidenziato il presidente del Codacons - che la moglie si è ammalata in seguito al contatto con un paziente del reparto dove lavorava in quell'anno e che aveva la malattia conclamata. Il contagio, ci ha fatto notare, non può essere avvenuto, come invece si è affermato fino a oggi, da lui stesso: la sua cartella clinica conferma che non ha avuto la tubercolosi, ma una patologia simile. Gli accertamenti non li possiamo fare noi: chiediamo alla Procura di occuparsene". "Ho sentito i vertici del Gemelli e abbiamo ricevuto la disponibilità da parte del Policlinico ad un incontro immediato -ha concluso Rienzi- per verificare la situazione delle famiglie e valutare se e quale danno è stato fatto e cosa si dovrà fare".

ALTRI REPARTI SOTTO CONROLLO DAI NAS - Non solo quello di neonatologia, ora anche gli altri reparti del Gemelli verranno sottoposti ai controlli dei carabinieri del Nas, delegati dalla procura alle indagini sul caso del contagio avvenuto al policlinico dell'università Cattolica.

FAZIO RASSICURA- Il ministro della Salute Ferruccio Fazio spiegaa che "non esiste una emergenza per la tbc in Italia e i bambini coinvolti grazie alla profilassi non avranno conseguenza". Fazio ha spiegato che "in Italia l'incidenza della malattia è stata nel 2009 di 7 casi per 100 mila residenti, 4200 casi in totale, sotto il valore che indica i Paesi a bassa prevalenza e questo dato è stabile da molti anni".

INFO - Per chi volesse ulteriori informazioni sul caso è attivo attivo il call center della Asl RmE ai numeri 06 68352830 06 68352830; 06 68352820 06 68352820
 
 

[07-09-2011]

 
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