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30 anni all'omicida di Tor Bella Monaca

decapitò la moglie con un coltello

il luogo dell'omicidio

30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalle sevizie. Questa la condanna che il gup Maurizio Silvestri, a conclusione di un giudizio abbreviato, ha inflitto a Gaetano Tripodi. L'uomo, un camionista, è accusato di aver ucciso la ex moglie Patrizia Silvestri.

Il corpo della donna fu trovato il 3 maggio del 2006 in un'area di servizio di Tor Bella Monaca con la testa tagliata e con una coltellata al cuore. A sollecitare la condanna e' stato il pm Assunta Cocomello.
Patrizia Silvestri, 49enne romana, quando è stata uccisa era separata da circa due mesi dal marito, Gaetano Tripodi, un autotrasportatore calabrese di dieci anni più giovane di lei. L'uomo è stato fermato il 4 maggio dell'anno scorso sull'autostrada nei pressi di Forlì dagli agenti della Squadra Mobile di Roma. Durante il lungo interrogato seguito, l'uomo era caduto più volte in contraddizione.

Due mesi prima dell'omicidio, la donna si era separata da Tripodi, probabilmente per le continue minacce e le violenze dell'uomo, proseguite anche in seguito, tanto che la vittima aveva presentato una denuncia nei confronti del marito.

Tripodi, individuato subito come il principale sospetto, è stato poi incastrato grazie alla prova del Dna eseguita su un mozzicone di sigaretta trovato vicino all'auto. L'uomo, interrogato, aveva tentato di scagionarsi raccontando tutti i suoi presunti spostamenti della notte dell'omicidio. I viaggi con il camion però non combaciavano con i risultati dei controlli della polizia. Anche i tabulati telefonici sono serviti per incastrare l'uomo. Le tracce infatti lo indicavano proprio nel quartiere di Tor Bella Monaca al momento dell'omicidio della Silvestri.

Sempre a cairco del sospetto il test del Dna eseguito sul coltello utilizzato per uccidere la donna. Dagli esami sono state rinvenute tracce di sangue miste a tracce di cellule di pelle delle mani. Grazie a tecniche sofisticate, sono stati scissi i due profili presenti sull'arma: quello della vittima e quello dell'assassino. E proprio dalle tracce epiteliali, trovate lungo le scanalature dell'impugnatura del coltello, è risultato che il Dna corrispondeva a quello di Tripodi.

 

 
TAG: Tripodi
 

[18-04-2007]

 
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