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Incontro Corto: Intervista a Bruno e Fabrizio Urso

Incontriamo i due fratelli Urso

Se vuoi raccontarci la tua esperienza e proporci i tuoi cortometraggi, scrivici a cinema@corriereromano.it 

di Rosario Sparti

 Fratelli gemelli nati nel 1983, Bruno e Fabrizio Urso, originari di Acireale, dopo una collaborazione con il laboratorio multimediale dell’Università di Catania, decidono di fondare nel 2007 la Nois Produzioni Video, che si occupa di produzione e post-produzione audiovisiva. Dopo alcuni documentari nel 2008 firmano la regia del loro primo cortometraggio di finzione, Luigi Indelicato, vincitore del festival Arcipelago e di una menzione ai Nastri d’argento. Alternano all’attività narrativa, quella documentaristica, con La baia dei lupi, bel lavoro che tratta del disastro ambientale causato dal polo petrolchimico di Siracusa. Nei loro lavori è evidente uno sguardo al reale, ai problemi della gente comune, rappresentata attraverso uno sguardo neutrale ma partecipe al tempo stesso; li accompagna una sobrietà e rigore formale, debito delle origini documentaristiche, che è simbolo d’una riflessione etica e morale sulla forma cinematografica. Il loro ultimo cortometraggio, Salvatore, ha ricevuto la nomination per i David di Donatello 2011.

Alcuni lavori di Bruno e Fabrizio Urso sono visibili nel loro sito clicca qui www.studionois.it

Voi avete iniziato dal documentario, genere che poi avete continuato a frequentare, per poi passare alla fiction. Come convivono queste due esigenze di narrazione e avete intenzione di abbandonare una delle due strade?

F: Nel nostro caso sono due strade che convergono, perché in entrambi i casi noi partiamo dalla realtà per raccontare la quotidianità di quello che vediamo. Nonostante il distacco che cerchiamo d’inserire tra noi e il materiale trattato, quello che ci piace della fiction è la possibilità di romanzare, d’esprimere il nostro punto di vista.

B: Ci piace molto rappresentare il reale, per quanto possibile cercando di rimanere “neutrali” e metterlo in scena in maniera asciutta. Credo che proseguiremo così, d’altronde il documentario noi lo intendiamo in chiave più “commerciale”, con un’attenzione maggiore ai network televisivi.

Giuseppe Consales, vostro direttore della fotografia, e Ture Magro, attore protagonista dei vostri corti, hanno un ruolo attivo anche nella nascita delle vostre opere. Una unione che assomiglia un po' ad una compagnia teatrale o una factory.  In che modo questo influenza il vostro lavoro?

F: Questa particolarità senz’altro ci aiuta. Quando ci troviamo sul set già loro sanno molto bene cosa andranno a fare perché ne abbiamo parlato approfonditamente nei mesi precedenti. Siamo più veloci e preparati.

B: Grazie a questo, avendo un budget limitato, noi riusciamo a essere tutti più legati al lavoro e questo è visibile anche dall’esterno. E’ più semplice ottenere la fiducia. Quando si chiedono sacrifici alla troupe, nessuno finisce per lamentarsi perché questa “fedeltà” colpisce gli altri. Tutti ci crediamo molto in quello che facciamo.

Voi avete fondato la casa di produzione "Nois Produzioni Video". E' necessari ooggi diventare produttori di se stessi?

F: Per forza, se vuoi iniziare nessuno ti da i soldi. Col digitale i costi si sono abbassati quindi è necessario un piccolo sforzo di autofinanziamento, per poi presentarsi con i propri lavori e cercare qualcuno che scommette su di te. Noi abbiamo avuto anche la fortuna, grazie al nostro montatore, d’entrare in contatto con la C4 Productions, una casa di produzione francese che ci ha aiutato economicamente.

B: Con Giuseppe e Ture ci siamo incontrati all’Università, abbiamo trovato delle affinità e abbiamo deciso di creare questa piccola casa di produzione. Si è iniziato con un documentario, ci siamo trovati bene e ora stiamo continuando su questa strada. Si è costruita una squadra di collaboratori che lavorano insieme, elemento fondamentale per la creazione delle nostre opere. Bisogna sfatare il mito del regista che fa tutto da sé.

Siete due fratelli registi, nonostante esistano alcuni precedenti, ciò risulta sempre abbastanza singolare. Quanto è difficile condividere le scelte della realizzazione di un opera?

B: Spesso ci dividiamo il lavoro. Girando lunghi pianosequenza, uno di noi si occupa degli attori mentre l’altro sta al monitor. Questi ruoli però sono intercambiabili, non c’è una suddivisione fissa.

F: Non si sono però mai creati problemi legati all’ego. Si può discutere ma è giusto confrontarsi. Per esempio io non riesco a immaginare una sceneggiatura scritta da solo. Alla fine se un’idea è valida, le strade convergono.

Nell'approccio naturalistico alla forma cinematografica uno dei riferimenti più evidenti, casualità vuole che si tratti anch'essa d'una coppia di fratelli, è quella dei Dardenne. E' un linguaggio cinematografico che vi piace?

B: Indubbiamente questo modo di girare ci ha colpito, la loro tecnica del pedinamento abbiamo cercato d’adottarla nei nostri lavori. Senz’altro sono registi che amiamo, infatti, in Salvatore abbiamo voluto inserire due citazioni dal loro “Rosetta”. Ci piacciono anche altri registi del cinema europeo che attratti dal reale si stanno muovendo in questa direzione. Noi però siamo italiani e come tale trasportiamo nelle nostre storie il bagaglio culturale che ci contraddistingue.

F: La tecnologia digitale, con la sua leggerezza e risparmio sui costi, ci aiuta ad andare in questa direzione. Girare molto, dandoci l’opportunità di coordinarci per riprese in piano sequenza che prediligiamo. Questo piano sequenza spesso costituisce il “master” di ripresa, a volte anche un primo piano, nonostante suoni come una bestemmia alla classicità cinematografica, può essere il “master”.

Domanda d’obbligo: ritenete che il cortometraggio sia una palestra per approdare al lungometraggio o altro? In tal caso avete intenzione di lavorare su altri corti o su un lungo?

F: Il cortometraggio ha una sua dignità artistica, un genere a se stante ma non minore. Purtroppo in Italia spesso il cortometraggio è visto come sottogenere. In meno del lungometraggio cosa si ha? Solo la durata. Ovviamente il cortometraggio è anche una palestra per il regista, consente di prendere confidenza con il mezzo cinematografico.

B: Ci ha molto colpito che il nostro ultimo lavoro sia stato selezionato nella cinquina dei David di Donatello, anche perché si tratta d’un corto inedito. Ancora non è stato proiettato in altri festival, infatti, abbiamo inviato loro una copia lavoro. Il corto speriamo  giri per l’Italia e soprattutto all’estero, dove c’è uno sguardo diverso al mondo del cortometraggio.Vorremmo raccontare di più e in maniera più approfondita, così stiamo iniziando a scrivere un lungometraggio. Per ora cerchiamo di fare mente locale sui nostri lavori precedenti così da proseguire su questa strada ma cercando d’inserire delle novità.

Ci sono cortometraggi, di registi più o meno noti, che vi abbiano particolarmente colpito?

F: Ci è piaciuto molto “Rita” di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia. Il loro stile è molto particolare, c’è un’attenzione al lavoro sul suono che ci ha colpito. I cortometraggi dei fratelli De Serio sono molto belli, si vede che dietro c’è una riflessione sul cinema.

B: Sono molti i cortometraggi che ci sono piaciuti, come quelli, per esempio, di Paolo Zucca.

Il cortometraggio “Salvatore” è il vostro ultimo lavoro. Di cosa tratta?

F: E’ un cortometraggio ambientato in Sicilia, parla della precarietà del lavoro. Cerchiamo di raccontare la lotta per il lavoro seguendo le vicissitudini di una coppia alla ricerca di una stabilità economica. Ci piace raccontare storie di personaggi comuni, standogli vicino ma magari non condividendo ogni loro scelta.  Partiamo da situazioni che già conosciamo, che vogliamo mostrare ma non necessariamente spiegare.

B: Come vuoi spiegare certe situazioni? Noi ci limitiamo a rappresentarle, non ci sono ormai punti di riferimento da seguire. E’ molto più complicato oggi mettere in scena la realtà. Bisogna rilevare questa mancanza di  punti saldi, nel modo più crudo possibile dire questa è la realtà. Limitarsi a farla vedere.

Alcuni di Bruno e Fabrizio Urso sono visibili nel loro sito clicca qui www.studionois.it

Se vuoi raccontarci la tua esperienza e proporci i tuoi cortometraggi, scrivici a cinema@corriereromano.it 

 
 

[23-06-2011]

 
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