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Mafie, Roma capitale del riciclaggio

le cose calabresi reinvestono in città. Colpita cosca Alvaro a Roma, due arresti

Roma rischia di diventare la capitale anche del riciclaggio dei soldi della criminalità organizzata. Due componenti della 'ndrangheta attivi a Roma e utilizzati dalle cosche per ''penetrare nel tessuto economico" della città sono state arrestate dai carabinieri del Ros: l’accusa è "intestazione fittizia di beni", con l'aggravante delle finalità mafiose,

Altre 17 persone sono indagate a piede libero per gli stessi reati. Nel corso dell'operazione sono state sequestrate nella capitale anche due attività commerciali, per un valore di due milioni di euro, ma la cosca controllava a Roma beni per 200 milioni di euro.

Stamattina gli agenti hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere per Vincenzo Alvaro, 47 anni e Damiano Villari, 42 anni, il più importante dei suoi prestanome per il numero di intestazioni fittizie e -come si legge nel mandato di cattura- per l’ “elevato spessore delinquenziale”. Entrambi risultano indagati per intestazione fittizia di beni con l’aggravante delle finalità mafiose. L’inchiesta, cominciata nel 2007, aveva già portato due anni fa a due sequestri, operati nei confronti di soggetti ritenuti dai carabinieri collegati alla cosca. Uno di merce contraffatta importata dal Vietnam, con il coinvolgimento di 12 indagati. L’altro sequestro era invece rivolto proprio nei confronti di Vincenzo Alvaro e riguardava il suo intero patrimonio immobiliare e numerose attività commerciali. Come il leggendario Caffè de Paris di via Vittorio Veneto.
 
Per gli investigatori sarebbe stata scoperta una costola laziale della cosca 'ndranghetista degli Alvaro, originaria dei comuni di Sinopoli e Cosoleto (Reggio calabria), dedita al riciclaggio dei capitali illeciti. Particolarmente importante, sottolineano gli inquirenti è stata la ricostruzione dell’l'intera rete dei prestanome utilizzati per aggirare le indagini sul fronte patrimoniale.
 
 

[14-06-2011]

 
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