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Trent'anni fa la tragedia di Alfredino Rampi

tenne l'Italia con il fiato sospeso, per un salvataggio annunciato e mai avvenuto

Alfredino Rampi aveva sei anni quando nel pomeriggio del 10 giugno 1981 giocando nella campagne di Vermicino cadde in un pozzo artesiano, non coperto per incuria. Un buco largo appena 30 centimetri ma profondo 80 metri. Il bambino lentamente ma inesorabilmente, scivola sempre più giù.

Nei due giorni e mezzo seguenti, più volte si sembra sul punto di raggiungerlo, afferrarlo. Tre speleologi  rischiano la vita, ma per un soffio no riescono, portandosi dietro per tutta la vita l’angoscia di non avercela fatta, dopo aver visto e parlato con alfredino, che ormai non ce la fa più. Alle 7,20 del sabato mattina viene dichiarato il decesso.

Una storia tremenda amplificata a dimsisura da quello che accadde intorno al pozzo: dalle prime ore della disgrazia si radunò una folla sempre più grande; per la prima volta. Si realizzò in Italia il cosiddetto circo mediatico, la Rai improvvisò una diretta ininterrotta, una no stop ipnotica che incollò davanti al video 20 milioni di italiani, rappresentati dall’allora presidente della Repubblica che si recò di persona a Vermicino. Una tragedia che rivelò uno dei volti peggiori della tv, quello della psicosi voyeristica collettiva.

LA STORIA DI ALFREDINO

 
 

[10-06-2011]

 
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