Giornale di informazione di Roma - Sabato 16 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Bronson

di Nicolas Winding Refn. Con Tom Hardy, Kelly Adams

di Rosario Sparti

Michael Peterson, violento diciannovenne inglese di buona famiglia in cerca di notorietà, decide di rapinare un ufficio postale armato di un fucile. Arrestato dopo aver sottratto un magrissimo bottino, viene condannato a sette anni di carcere. In prigione non si placa la sua sete di celebrità e non perde occasione per salire agli onori delle cronache attaccando, picchiando e sequestrando, finendo per trascorrere in carcere i successivi trentaquattro anni, trenta dei quali in regime di isolamento.

Nicolas Winding Refn è un noto regista danese, già autore di otto film tra cui la trilogia cult di PUSHER, purtroppo nelle nostre sale non è mai circolata nessuna delle sue opere. Oggi, sulla spinta del premio per la regia al festival di Cannes con la sua ultima pellicola, il vento ha cambiato rotta e i distributori italiani, con tre anni di ritardo, hanno deciso di far uscire in sala il suo film dal maggiore successo.

Il primo film inglese del regista è un bizzarro biopic su Michael Peterson o Charles Bronson, come voleva essere chiamato, storia vera di un uomo che ha passato la quasi totalità della vita tra carceri e manicomi, ma trattata in maniera assolutamente antinaturalistica.  Un film frammentario che alterna stili, generi creando una forma espressionistica che modella perfettamente l’io del protagonista, che rivolgendosi allo spettatore da un palcoscenico  afferma che il suo sogno è quello di voler diventare famoso.

Tra un omaggio all’ultra-violenza di Kubrick e la notevole prova attoriale di Tom Hardy, il film è uno sregolato ed inventivo ritratto di un esagitato messo alle sbarre da una società incapace di comprenderlo e gestirlo. Lo stile sopra le righe della regia spesso rischia di tramutare l’opera in un brillante esercizio di stile, rischio che non sempre riesce a essere evitato ma quello che lo rende un film unico è la profondità con la quale riesce a scavare nella violenza del disagio. L’Urlo borderline di chi è senza voce ma decide di gridare più forte, così forte da spaccare i timpani e non riuscire a sentire più neanche la propria voce. It’s a sin.
 



votanti: 5
Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - Refn - Hardy
 

[08-06-2011]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE