Giornale di informazione di Roma - Giovedi 14 dicembre 2017
 
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Una giornata in Assemblea capitolina

l'odissea di un giornalista comune

di Filippo Bellantoni

Si prospettava un caldo pomeriggio in Assemblea capitolina per la votazione della delibera riguardo al futuro dell'Atac. Decido quindi di muovermi in largo anticipo per non perdermi la bagarre politica tra maggioranza ed opposizione. Arrivo in Campidoglio ben prima dell'orario previsto d'inizio seduta e prendo posizione sulle nuove e comode poltrone dell'Aula Giulio Cesare. Avrei ammazzato il tempo giocando con il mio nuovo smartphone.

La mia attenzione però è catturata dall'unico consigliere in aula che, alzando la voce, si ostina ad ottenere delle risposte da un assessore assente. Era in corso il question time che precedeva l'Assemblea vera e propria. Nel question time vengono illustrate una serie di interrogazioni, o poste delle domande, su questioni della città e a cui l'assessore competente è tenuto a rispondere.

Mi avvicino allora all'unico consigliere capitolino della maggioranza presente, chiedendo una breve intervista sulla questione Atac. "No, mi spiace ma non sono preparato su questo. Piuttosto -ammicca con un sorriso sornione- ha visto che desolazione? Sono qui a fare interrogazioni ad un assessore che non si è presentato". "La seduta ritardera?". Chiedo. "Certo che ritarderà non vede che non c'è nessuno?". "Ma è normale?". Replico. "Si, è sempre così. I cittadini pagano fior di quattrini per allestire una seduta di consiglio; vigili urbani, commessi, tecnici. Tutto personale impiegato anche fino a notte fonde, ma qui alla fine i politici fanno come gli pare". "Cioè?". "Non vede che non c'è alcun senso di responsabilità? Viene convocata un'assemblea è ancora non c'è nessuno". Mi spiega con un tono tra il divertito ed il rassegnato. Annuisco. "Sia chiaro -dice il consigliere alzando le mani- io non sono un poltico, sono finito qui per caso ma ho già capito come vanno le cose. Questi fanno solo finta di litigare, di stare l'uno contro l'altro e invece sono tutti amici. Mi creda, dei cittadini nun je ne frega niente. Nu-je-ne-fre-ga-niente".

Segue un lungo silenzo. Passa del tempo. La campanella suona proprio come a scuola. Il presidente dell'Assemblea capitolina fa l'appello. Sono le 16:05. I presenti sono dieci, troppo pochi per raggiungere il numero legale e poter aprire la seduta. Tutto rimandato a tra venti minuti. Mi distraggo osservando la nuova Aula Giulio Cesare inaugurata a settembre; gli 84 scranni sono stati completamente ridisegnati ed hanno ora un aspetto moderno e confortevole. Ogni consigliere ha un computer a disposizione con touch screen ed ovviamente -penso- anche connessione internet. L'associazione di idee è veloce. Il nuovo cellulare riconosce la connessione senza fili: "Assemblea capitolina Wi-Fi". Purtroppo è coperta da password. Nel frattempo l'appello è ricominciato, ancora niente numero legale quindi ci saranno altri venti minuti di attesa. Mi avvicino ad un vigile (sono quasi le 17:00 e sembrano esserci più vigili urbani che consiglieri). Chiedo se c'è la possibilità di connettersi al Wi-Fi. L'agente mi consiglia di parlare con un tecnico, indicando il centro dell'Assemblea. Mi avventuro tra gli scranni domandando ad una simpatica signora che riconosco come addetta alle segreterie. "Ecchenesò io de 'ste cose, guarda me dispiace ma nun ne so niente. Chiedi a lui". Ringrazio, saluto e mi avvicino ad un signore con gli occhialini seduto ad un tavolo al centro dell'aula. "Mi scusi, è possibile utilizzare la connessione senza fili? Sa col mio cellulare...". Mi interrompe guardandomi storto. "Solo i consiglieri possono utilizzarla". "Già, ma visto che siamo in un luogo aperto al pubblico -replico- e c'è Assemblea, credevo che i cittadini potessero avere accesso alla connessione senza fili". "No, non è possibile -ripete- solo i consiglieri. Poi non chieda a me che sono un tecnico". "Tra l'altro, mi scusi, sono un giornalista e ne avrei bisogno anche per lavorare". "Se è un giornalista, ripeto: SE è un giornalista, allora deve seguire la procedura di accredito. Può utilizzare la connessione, però, solo in sala stampa". Desisto, ringrazio e mi allontano. Non ho tempo da perdere in diaboliche procedure di accredito. Mi risiedo sulle comode poltrone sognando di capitare, la prossima volta, nei pressi della Provincia di Roma dove il Wi-Fi è libero, gratuito ed accessibile a tutti.

L'Assemblea finalmente prende il via. All'appello ci sono abbastanza consiglieri per iniziare. Passa mezz'ora e del futuro dell'Atac ancora non si discute. "Ma non c'è la questione Atac all'ordine del giorno?". Chiedo ad un consigliere in fuga verso il bagno. "No, no. Oggi no. Il sindaco è a Washington. Se ne parlerà giovedì". Mi giro verso l'aula quando un gruppo di politici, con passo spedito, si dirige verso di me. Lo sparuto gruppetto di consiglieri mi supera ed esce lentamente dall'aula Giulio Cesare. Segue un coro di buu e qualche imprecazione si leva dai banchi. Il Presidente richiama all'ordine e sospende la seduta. Manca di nuovo il numero legale. Proprio nel momento del voto per conferire la cittadinanza onoraria ad un direttore d'orchestra italiano di fama mondiale. "Come uomo di cultura e scienza -alza la voce un membro della maggioranza- mi sento amareggiato per la pessima figura fatta". "E' un problema nella maggioranza - mi sussurra un collega - non tutti sono d'accordo nel conferire la cittadinanza in maniera così affrettata". "E' l'ennesima bagarre, -azzardo- tanto per fare scena". Per oggi può bastare.

[09-06-2011]

 
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