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Pedaggi sul Gra, il no di Matteoli

Zingaretti non si fida: "Continueremo a vigilare"

“Se mettono il pedaggio al raccordo spacco tutto con la mia auto”. Lo diceva esattamente un anno fa il sindaco di Roma Gianni Alemanno, quando il Governo approvò la manovra economica della scorsa estate. Oggi, dodici mesi dopo, l’esecutivo respinge al mittente, ovvero alla Lega, l’ultimo affondo sui ticket ai pendolari, una stangata pari a circa 40 milioni di euro l’anno. Il Carroccio aveva infatti presentato la proposta di regionalizzazione dell’Anas, ma ieri è arrivato prontamente lo stop del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. Le scelte operative, in poche parole, resteranno sotto il controllo di un’unica amministrazione, che deve regolare in maniera omogenea la rete autostradale nazionale. “Un atto di rispetto non solo nei confronti della Capitale – ha commentato Alemanno – ma anche verso chi utilizza il Raccordo come arteria di grande viabilità”.

Il no alla Lega potrebbe avere inoltre risvolti politici. Anche perché la vicenda si inserisce a pieno nella polemica dei trasferimenti di alcuni ministeri al nord, come sottolinea Renata Polverini che attacca a muso duro. “Le fughe in avanti della Lega in nome di un federalismo a fasi alterne rischiano di aumentare il divario tra nord e sud”, ha spiegato il governatore. Non si fida, invece, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, che invita a vigilare. Il provvedimento contro la regionalizzazione dell’Anas non escluderebbe infatti che possano essere introdotti i pedaggi sul Gra o sulla Roma-Fiumicino.
 
 

[08-06-2011]

 
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