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Referendum 12 e 13 Giugno: nucleare in Italia?

Focus sul terzo quesito referendario

Di Flavia D'Angelo

Il 12 e 13 Giugno prossimi i cittadini italiani saranno chiamati a votare, anche a Roma, per esprimere la loro volontà in merito ai quesiti posti dal referendum abrogativo.
Le urne saranno aperte Domenica 12 Giugno dalle ore 8.00 alle 22.00 e Lunedì 13 Giugno dalle ore 7.00 alle 15.00, per permettere agli elettori di esprimere parere favorevole o contrario al mantenimento di quattro leggi all'interno del nostro ordinamento. I temi su cui si richiede l'intervento diretto della volontà popolare sono tre: acqua pubblica, energia nucleare e norma sul legittimo impedimento.

Ricordiamo che la volontà popolare espressa dal referendum abrogativo ha valore se si reca alle urne la metà più uno degli aventi diritto al voto, e che è possibile richiedere e votare solamente alcune delle schede elettorali proposte.

Il quesito rivolto agli elettori in merito al tema dell'energia nucleare chiede ai cittadini di votare "sì" se favorevoli all'abrogazione della legge attualmente in vigore, che autorizza la costruzione di centrali nucleari nel territorio italiano, e di votare "no" se contrari all'abrogazione - e quindi favorevoli alla creazione di impianti nucleari in Italia. Per esprimere la propria volontà sul tema del nucleare in Italia è necessario compilare la scheda elettorale di colore grigio.

Per approfondire i temi oggetto dei referendum del 12 e del 13 Giugno Corriere Romano ha chiesto l'opinione di esperti della materia, a iniziare da Giorgio Parisi, professore di Fisica dell'Università La Sapienza di Roma e Direttore del Centro di Ricerca Statistical Mechanis and Complexity dell'Istituto di Fisica della Materia del Cnr. Il professor Parisi è membro dell'Accademia delle Scienze Americana, unico italiano accanto a Rita Levi Montalcini, Nicola Cabibbo e Carlo Rubbia.

Nel 1987 gli Italiani votarono per chiudere le centrali nucleari attive sul nostro territorio. Uno dei quesiti posti ai cittadini nel prossimo referendum del 12 e 13 Giugno riguarda nuovamente l’abrogazione della norma per la realizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare.
Dal 1986 a oggi cosa è cambiato?

Molto poco: le centrali nucleari di oggi sono simili a quelle di venticinque anni fa. Sono stati introdotti dei miglioramenti nella sicurezza degli impianti, anche con un aumento del costo generale di costruzione delle centrali, ma nessun miglioramento radicale.
Le centrali di quarta generazione potrebbero essere effettivamente sicure, ma per ora non ne sono stati neppure ultimati i progetti. Essenzialmente, mancano le scoperte necessarie a far diventare realtà questi impianti, il cui primo progetto sarà verosimilmente completato tra quindici o vent’anni.
Le centrali nucleari da costruire in Italia sarebbero, quindi, quelle di terza generazione: le stesse che da più parti sono ritenute non sufficientemente sicure – come dimostrano anche i recenti eventi di Fukushima e la decisione del Governo Giapponese di fermare anche altri impianti dello Stato.

La produzione di energia nucleare potrebbe risolvere i problemi energetici italiani?

No. L’Italia non ha necessità di centrali nucleari oggi, come non ne aveva nel 1987. La capacità produttiva di energia elettrica nel nostro paese è già ampiamente superiore al nostro fabbisogno: potremmo facilmente produrne in eccesso ma abbiamo, attualmente, un convenienza economica ad acquistarla dalla Francia.
I Francesi hanno investito cifre enormi nel loro programma militare nucleare e questi investimenti hanno portato all’abbattimento dei costi del nucleare per scopi civili. Potendo sfruttare questa fonte di energia a prezzo più basso, la Francia ne vende una parte in Italia – incentivandoci a non sfruttare completamente le nostre capacità produttive. La costruzione di centrali nucleari in Italia sarebbe solamente un costo in più per lo Stato.

A parte l’investimento iniziale, quali altri costi bisogna mettere in conto a una centrale nucleare?

La chiusura della centrale rappresenta un costo enorme, da sommare a quello dello smaltimento dei rifiuti. Attualmente in Italia non si è ancora individuato il sito adatto a smaltire i rifiuti nucleari accumulati prima del 1987. Sulla bolletta dell’Enel questi rifiuti pesano ancora per circa 100 milioni di euro all’anno. Un primo tentativo di sistemarli in un sito troppo vicino al mare (Scanzano Jonico), e quindi pericoloso per l’ambiente, è stato bloccato da proteste dei cittadini e rivolte locali. Da allora la questione è rimasta aperta.
Vorrei inoltre ricordare che l’Italia si è impegnata con l’Unione Europea a diminuire del 20% le emissioni di CO2 e l’investimento nella costruzione di centrali nucleari abbasserebbe il livello di CO2 solo del 2%. Dovremmo lavorare sulla ricerca di tecnologie e l’approvazione di provvedimenti mirati a raggiungere questo obiettivo: si tratta di investimenti assolutamente alternativi a quelli sul nucleare.
 
 

[31-05-2011]

 
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