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Still Life

di Jia Zhang-ke. Con Han Sanming, Wang Hong Wei

di Svevo Moltrasio 

Un uomo cerca la moglie e la figlia che non vede da una decina d’anni; una donna cerca il marito fuggito da due anni. Tra villaggi in demolizione, i personaggi si ostineranno nella difficile ricerca.

Con sorpresa di molti, STILL LIFE, selezionato in extremis nel concorso dell’ultimo festival di Venezia, ha ottenuto il massimo riconoscimento portandosi a casa il Leone d’oro. Strutturato su quattro capitoli e girato in digitale, il film di Jia Zhang-ke si è fatto notare anche per una curiosa miscela di cinema neorealista e surrealismo.

L’opera si articola su due storie molto simili con protagonisti un uomo e una donna alla ricerca dei rispettivi partner: due personaggi che sembrano rincorrersi ma che non si incontreranno mai pur muovendosi negli stessi luoghi. E sono proprio gli ambienti di queste ricerche i veri protagonisti del film: le coste di un paesaggio cinese desolato in procinto di essere ricoperte dall’acqua di un’immensa diga. Tra case in demolizione e villaggi sommersi, i due personaggi si ostinano in una ricerca che ha le cadenze dell’incubo, con telefoni perennemente spenti e persone che vanno e vengono.

Nonostante le difficoltà entrambi sapranno andare avanti e a fine film, almeno per uno dei due, il lungo viaggio sarà concluso. In questo contesto angosciante il regista mette in scena piccoli momenti fantascientifici con edifici che prendono il volo e strani oggetti che si muovono nei cieli: piccole varianti che non sembrano incuriosire i personaggi, quasi assuefatti da una realtà in via di sparizione. Tra dialoghi malinconici e grandi momenti visivi, con un occhio sulla realtà locale di saggia ispirazione, il film ha però l’andatura fiacca di un certo cinema d’autore non per tutti i gusti.

**1/2

[09-04-2007]

 
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