Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 13 dicembre 2017
 
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Eccellenza: la finale scudetto sarà Rovigo - Padova

Nelle semifinali di ritorno, i rossoblu battono 24-9 i Crociati e Padova supera Prato 5-6

Rovigo vs Crociati – Tribune piene al Campo Comunale “Battaglini” di Rovigo, tutti vestiti di rosso e blu per festeggiare un momento atteso da diciannove anni, da quando nella stagione 1991-92 il Rovigo giocò (e perse) la sua ultima finale scudetto. E così oggi pomeriggio bandiere al vento, cori e trombette: perché il Rovigo batte i Crociati 24-9 e conquista una finale che tra l’altro si giocherà proprio al Battaglini dato che i rossoblu hanno vinto la regular season. Una semifinale, quella tra Rovigo e Crociati, giocata su due partite belle e intense, dove a farla da padrone è stato l’equilibrio. Ma alla fine a giocarsi il titolo sarà la squadra più forte, la squadra che ha dominato il campionato e che in semifinale ha saputo soffrire e poi colpire al momento giusto. 
La prima mezz’ora è intensa ma senza grosse emozioni, giocata su accelerazioni improvvise e i calci delle due aperture: Bustos piazza due punizioni e ne sbaglia una, Anversa mette tra i pali le due occasioni che gli capitano e tiene i Crociati agganciati nel punteggio. Canovaccio molto simile a quello dell’andata: i ducali provano a mettere in difficoltà Rovigo da touche e soprattutto in mischia chiusa, il Rovigo risponde con le folate dei suoi tre quarti. Il fatto è che Rovigo gioca tra le mura di casa e può amministrare il buon vantaggio maturato all'andata e l’equilibrio che lentamente si instaura in campo nel primo tempo in fondo sta bene ai rossoblu. Anche perché grossi rischi il Rovigo non li corre mai tranne al 32°, quando su una palla vagante Fa’Atau ingaggia un duello in velocità con Bustos, lo brucia ma quando raccoglie l’ovale commette un clamoroso avanti a un metro dalla linea di meta: errore enorme, che i Crociati pagano caro perchè non riescono a concretizzare un momento positivo. Anversa non si lascia sfuggire invece la possibilità di pareggiare e dalla piazzola fa 6-6 allo scadere del tempo. L’equilibrio è totale, tutte e due le squadre faticano a trovare occasioni da meta: l’impressione – forse inaspettata – è che possa ancora succedere di tutto. 
Nella seconda frazione il Rovigo parte con l’acceleratore giù: pressione in attacco e in difesa, e costante ricerca dell’avanzamento.  I rossoblu trovano subito una preziosa punizione, Bustos fa bene il suo mestiere (ovale sul palo e poi dentro) e i padroni di casa si riportano avanti 9-6.  È un altro Rovigo: ritmo più alto, risolti i problemi in touche, possesso palla. Il risultato è che i rossoblu costringono i Crociati a tappare tutti i buchi, cosa che peraltro i ducali riescono a fare egregiamente. Ma le lancette corrono, e Bustos al 13° non sbaglia la punizione per il 12-6. Eppure le due squadre un riescono a distanziarsi l’un l’altra. Un solo minuto, infatti, e Anversa raccoglie dalla piazzola tre punti per i ducali. Al 17° Bustos lancia Bacchetti nella difesa dei Crociati: la corsa dell’ala è efficace, micidiale il cambio di direzione, il Battaglini già esulta ma c’è il salvataggio di Lovotti a una spanna dalla linea di meta. L’equilibrio non si rompe, nonostante il Rovigo continui a martellare la trincea di Parma. Ma alla fine la meta arriva: la segna Montauriol al 27°, infilandosi caparbio nella difesa avversaria ormai sfinita. Bustos trasforma, porta il risultato sul 19-9 e di fatto chiude i giochi. Gli ultimi quindici minuti sono una passerella per tutti i giocatori di Rovigo rimasti in panchina. Dal canto loro i Crociati ci provano, l’ovale è tutto gialloblu e gli attacchi si susseguono: ma l’impresa è titanica e dietro l’angolo c’è anche la beffa, perché al 37° Ravalle chiude con la meta l’unico attacco di Rovigo nell’ultimo quarto d’ora. Finisce 24-9, punteggio troppo largo ma che comunque premia la squadra più forte. In attesa di conoscere il suo avversario, Rovigo sa già che tra due settimane si giocherà il titolo.

Prato vs Padova – Troppo poco Prato, e Padova che non deve fare altro che giochicchiare, tenere l’ovale e aspettare pazientemente l’80°: è stato tutto questo (e cioè molto poco) la semifinale di ritorno tra Prato e Padova. Finisce 5-6, risultato povero che la dice tutta sul match. Considerando il 31-18 in favore dei tuttineri maturato all’andata, a volare in finale insieme a Rovigo sono i veneti. 
A Prato servivano almeno quattro per provare a riaprire il discorso: ne arriverà una sola. I padroni di casa sanno di doverci provare dall’inizio eppure fanno vedere ben poco. Il primo spunto è di Vezzosi, ma la difesa di Petrarca non si fa sorprendere e ogni volta che può rallenta il gioco: non c’è fretta nel battere le touche e nel calciare le punizioni. Il piano di gioco degli ospiti è semplice: tenere palla e tenere Prato lontano dalla propria linea di meta. E quando può, Padova prova a prendere punti. Al 6° Mercier tenta il drop, ma calcia male. È un Padova paziente, che gestisce il possesso e il territorio e che al 14° ha la seconda occasione di portarsi avanti ma Mercier sbaglia la punizione. I Cavalieri rispondono con accelerazioni estemporanee, individuali e inefficaci. La prima vera azione i padroni di casa la confezionano solo al 21°, con Vezzosi e Chiesa che si involano sull’out: ma quando la palla finisce tra le mani meno educate di Belardo l’ovale cade in avanti. Altri due minuti e Wakarua serve bene Vezzosi, che però viene abbattuto a una spanna dalla meta. Sembrerebbe finalmente incominciata la partita dei Cavalieri ma è un fuoco di paglia. Padova torna a gestire il possesso e a cercare senza troppa insistenza il vantaggio (ci prova Walsh in drop alla mezz’ora). Così non succede nulla: 0-0 alla fine di un primo tempo noioso, con il Padova a suo agio nel rallentare il gioco lasciando correre le lancette del cronometro, e Prato colpevolmente assente. 
Nei primi minuti del secondo tempo, i Cavalieri non riescono a portare grossi attacchi ma almeno gestiscono di più il possesso palla. Eppure è troppo poco, i padroni di casa non trovano mai uno spunto interessante. Deve passare un quarto d’ora prima che accada qualcosa: Tempestini lancia Wakarua che si invola, ma ancora una volta Padova trova il placcaggio decisivo a un metro dalla meta: a salvare è Borgato. Sfuma l’occasione e la salita per Prato si fa davvero troppo ripida. Padova non ci prova neanche ad accelerare, lo 0-0 gli sta più che bene, se ne rimane nella propria metà campo e si limita a contenere gli attacchi avversari che aumentano nella quantità ma non nella qualità. Inevitabile che salga il nervosismo: ne fanno le spese Borsi e Tveraga, entrambi ammoniti. È ormai il 25° quando Prato riesce finalmente a segnare: Wakarua gioca rapido una punizione e calcia per Ngawini che schiaccia alla bandierina. 5-0, ma è troppo tardi. Padova infatti non si scompone mentre Prato si fa prendere dalla frenesia, sbagliando alcune giocate in momenti chiave. Non sbaglia Mercier, che al 37° manda tra i pali la punizione del 5-3. E un paio di minuti dopo ancora l’estremo dei veneti ha la possibilità di riprovarci: mette l’ovale dentro e il Padova passa addirittura avanti 5-6. Finisce qui: tra sette giorni Padova e Rovigo si giocheranno il titolo.

Antonio Scafati

[21-05-2011]

 
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