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Lotta alla prostituzione, 7 arresti

sgominata organizzazione italo - cinese

Sul Messaggero gli annunci pubblicizzavano massaggi, in realtà si trattava di prostituzione. Gli agenti della squadra mobile di Roma hanno sgominato una banda italo-cinese che gestiva un giro di prostituzione molto redditizio: venivano utilizzati sette, otto appartamenti per volta, ciascuno dei quali fruttava 50 mila euro. Sette persone tra i 30 e i 60 anni sono finite in manette.

Tutti nell’organizzazione avevano un compito preciso. C’era chi si occupava di reclutare le ragazze e reperire gli appartamenti, chi curava le inserzioni sul giornale. Le ragazze che si prostituivano, tutte cinesi, venivano pagate tra i 50 e gli 80 euro a prestazione, ma ottenevano anche permessi di soggiorno falsi. Un componente della banda, un commercialista romano, si occupava infatti di falsificare i documenti dei propri clienti, facendoli risultare a loro insaputa datori di lavoro delle ragazze cinesi.

In realtà era tutto irregolare, come hanno scoperto in due anni di indagini gli uomini della squadra mobile. Almeno duecento i permessi di soggiorno curati dal commercialista in questo periodo, e decine gli appartamenti in molte zone di Roma che sono stati utlizzati nel corso del tempo. Quando i condomini diventavano più sospettosi, la banda provvedeva a trovare in fretta una nuova casa. La rete della prostituzione copriva quartieri romani, come il Tiburtino e il Prenestino, ma arrivava anche a Sassari, La Spezia, Latina e Sora. Per i sette arrestati l’accusa è sfruttamento della prostituzione e favoreggimento dell’immigrazione clandestina.

[11-05-2011]

 
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