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Motivazione sentenza omicidio via Poma

"Simonetta aprì ad una persona che conosceva bene"

“Simonetta Cesaroni aprì la porta dell’ufficio di via Poma dove lavorava al suo assassino, ed era una persona che conosceva bene e con cui stava per avere un rapporto sessuale consensiente”. E' quanto si legge nelle motivazioni –depositate oggi- della sentenza che ha condannato a 24 anni di carcere, in primo grado e per omicidio volontario, l’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni Raniero Busco.
 
Secondo i giudici della III Corte d’Assise, quindi, Simonetta Cesaroni aprì la porta al suo assassino, ad una persona che ben conosceva. Nel documento di 139 pagine si spiegano le ragioni per cui è stata decisa una pena a 24 anni di carcere per l'imputato. I giudici ricostruiscono quanto avvenne a via Poma: “qualcosa non ha funzionato –si legge nelle motivazioni della sentenza- forse di fronte a un tardivo e inaspettato rifiuto di lei, l'aggressore ha avuto una reazione violenta affondando più volte il tagliacarte nel suo corpo ormai disteso a terra”.

INDOLE VIOLENTA DI BUSCO - "La gravità del delitto per cui si procede è dimostrazione di un' indole violenta, né vi è stato alcun concreto segno di ravvedimento". È un altro passo delle motivazioni della sentenza. In merito al profilo psicologico dell'uomo, i giudici della III corte d'Assise scrivono che "sussiste l'aggravante di aver agito con crudeltà verso le persone in considerazione dell' elevato numero di colpi inferti alla vittima e, soprattutto, dei sei colpi inferti nella zona degli occhi e dei quattro nella zona dei genitali interni".

A proposito di Busco e delle sue intenzioni con la Cesaroni la corte rileva che queste erano chiare. Simonetta voleva lasciare il suo ragazzo perché l'aveva già lasciata una volta; frequentava contemporaneamente altre ragazze e la trattava male.
 
 

[26-04-2011]

 
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