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Microspie negli uffici regionali

prende piede l'ipotesi di una pista interna

Si fa ancora più intricato il giallo delle microspie trovate all’interno degli uffici della giunta regionale. Mentre si attendono i risultati degli esami sulle apparecchiature; tre cimici (di cui una trovata nell’ufficio presidenziale) ed una “microcamera”, questa mattina il pm Nicola Maiorano ha effettuato un sopralluogo nelle stanze dove sono state trovati gli strumenti di registrazione.

Le indagini sembrano volte a capire se l’installazione delle apparecchiature sia avvenuta dall’interno della Regione Lazio. Non sono infatti mancate le accuse dei sindacati Cgil, Cisl e Uil su due presunte intrusioni sospette, del 3 e 18 marzo scorso da parte di persone sconosciute che si sarebbero introdotte di notte in regione ordinando alle guardie giurate di aspettare in una stanza mentre giravano indisturbati.

Il sindacalista Paolo Brinati ha puntato il dito contro un dirigente regionale “braccio destro” della Polverini, Luca Fegatelli che –a sua volta- ha smentito ogni coinvolgimento. Ad avvalorare l’ipotesi che lo spionaggio sia “interno” ci sono anche le dichiarazione della guardia giurata che ci spiega come la chiave d’accesso per lo studio della Polverini è una sola e chiusa in una busta controfirmata e accessibile a pochi.

"La chiave elettronica della Presidenza è in una busta chiusa, controfirmata, ed è praticamente impossibile entrare di notte -spiega una guardia giurata impiegata nella sicurezza in Regione- a meno che non si forzi la serratura. Quindi, chi ha messo le microspie, deve essere per forza entrato di giorno". 

Al momento i reati ipotizzati dalla Procura, che entro domani riascolterà i dipendenti interni e della sicurezza regionale, sono installazione abusiva di apparecchiature idonee ad intercettare e interferenza illecita nella vita privata. Chi indaga, almeno per il momento, esclude un nesso tra la storia delle microspie e i due tentativi di furto nell’abitazione della Polverini.

[14-04-2011]

 
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