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Habemus Papam

di Nanni Moretti. Con Michel Piccoli, Nanni Moretti

di Alessio Palma

Dopo una serie di fumate nere, il conclave elegge a pontefice il cardinale Melville. Al momento della proclamazione, però, il nuovo papa ha un attacco di panico e si rifiuta di presentarsi in pubblico. Per fronteggiare la situazione, aggravatasi col passare delle ore, viene convocato un famoso psicanalista, il dottor Brezzi. Ma il papa fugge dal Vaticano all’insaputa di tutti, lasciando Brezzi e gli altri cardinali nell’attesa di un ripensamento.

Il nuovo film di Moretti porta su di sé i segni di un’irrisolta contraddizione: raccontare una crisi esistenziale di enorme portata con i toni di una commedia lieve. Ma in questo modo la sceneggiatura, scritta dal regista con Francesco Piccolo e Federica Pontremoli, resta sempre sulla superficie delle cose, senza riuscire a scavare nell’animo del suo personaggio principale. Che non ha una vera evoluzione, tanto che alla fine il suo smarrimento è identico, o quasi, all’inizio.

La parte centrale del film è composta da due blocchi che scorrono paralleli: da una parte il peregrinare del pontefice per una Roma teatro di brevi incontri via via più significativi, dall’altra la surreale permanenza di Brezzi in Vaticano, dove lo psicanalista finirà per organizzare un torneo di pallavolo cardinalizio. Queste due linee narrative faticano a trovare un punto d’incontro, sino ad un finale risolto con brusca efficacia. “Ha problemi con la fede?” è una delle prime battute che lo psicanalista rivolge al papa. Ma il resto del film elude decisamente questo interrogativo. Il punto di vista di Moretti non giunge mai ad un vero confronto con il sacro e la dimensione spirituale. In questo modo resta intatta solo la sua maschera, fatta delle consuete piccole ossessioni (a cominciare dalla classica scena di ballo), dei suoi tic recitativi, del suo umorismo venato di assurdo incapace, però, di trovare finalmente un approdo nel grottesco.

La tribolazione di Melville (che nelle fattezze di Piccoli e nel suo passato di attore teatrale richiama la figura di Wojtyla) resta insondabile e alla fin fine estranea allo sguardo laico del regista e ciò toglie complessità al film, riducendolo ad un elenco di luoghi comuni morettiani che il lato tragico della vicenda non riesce a cancellare. Come già per altri versi accadeva ne LA STANZA DEL FIGLIO, la dimensione tragica (la deriva personale di fronte ad un’esistenza che appare d’improvviso assurda) e quella corrosiva (la vis comica del Moretti attore) faticano ad amalgamarsi ed entrambe ne escono spuntate di efficacia. La capacità di osservazione del regista resta così a mezza altezza, limitata al proprio orizzonte; capace di tessere una trama di avvenimenti tragicomici (la guardia svizzera chiamata a sostituire il papa, l’attore cecoviano fuori di testa) ma non di penetrare il mistero della fede.
 



votanti: 27
Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - moretti - piccoli - buy
 

[14-04-2011]

 
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