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Falsi contratti per colf

arrestate sei persone. A capo dell'organizzazione due italiani

Pagavano anche 5 mila euro per avere permessi di soggiorno ottenuti con documentazione falsa: vittime 200 extracomunitari, soprattutto del Bangladesh, che, scoperta la truffa, non la denunciavano per paura di far emergere la loro condizione di clandestinità.

Gli agenti del commissariato Viminale hanno arrestato sei persone nel corso di una indagine partita nel gennaio 2010 che, condotta in sinergia con gli altri commissariati della capitale presso i quali venivano presentate le domande, ha portato al sequestro di numerose documentazioni necessarie per il rilascio dei permessi, oltre alla scoperta di altre 70 persone indagate per connivenza.

A capo dell’organizzazione c’erano due italiani. La mente vera e propria era Agostino Rossodivita, 57 anni, ex avvocato radiato dall’albo per truffa. Insieme ad altri cittadini bengalesi che procuravano la clientela, i due producevano false documentazioni necessarie per il rilascio del permesso di soggiorno: nella maggior parte dei casi il datore di lavoro era una persona che prendeva denaro per dichiarare il falso, ma in un caso addirittura il finto contratto era risultato firmato da una donna deceduta prima della sigla del documento.

Gli extracomunitari si incontravano a centocelle e nel prenestino: lì avveniva lo scambio di denaro. Da 2 mila a 5 mila euro la somma pattuita, che veniva pagata in più rate. L’accusa per i sei arrestati è quella di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso e sostituzione di persona.

[13-04-2011]

 
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