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L'onestÓ perduta

di Filippo Bellantoni

Che in Italia si stia definitivamente perdendo il valore dell'onestà è cosa nota. E' un lento decadimento agli occhi di quelli che, pur confidando in questo principio fondante dello stato di diritto, ogni giorno si relazionano con il vivere cittadino. Chi interagisce con l'uomo di strada o con il politico locale, chi va alle poste o dal meccanico, è colto sempre più spesso da una sensazione strisciante che si tramuta presto in sospetto. E' il sospetto che ci sia sempre qualcuno pronto a "fregarci", qualcuno che possa mettere da parte senza problemi i propri valori di onestà per trarne beneficio a nostro discapito. Con ad esempio la restituzione di un resto sbagliato, con una fila non rispettata, con una prepotenza al volante o una truffa ben congeniata. E' un pensiero, una sensazione (chiaramente tangibile per chi scrive) sempre più diffusa nel vivere quotidiano e che in altri paesi europei neanche sfiora la mente.

Ma quali sono le cause del declino di questo principio fondante? La progressiva perdita del valore morale dell'onestà non è certo un fenomeno troppo recente. Si tratta infatti di un cambiamento culturale che conta una repentina regressione negli ultimi dieci, quindici anni ma che già era esploso all'attenzione dell'opinione pubblica con lo scandalo Tangentopoli del 1992.

Le ipotesi della perdita drastica del valore dell'onestà negli ultimi anni sono due. Iniziamo dalla più ovvia: gli italiani avevano il valore dell'onestà ma lo hanno drasticamente perso con il tempo a causa dei comportamenti del premier Silvio Berlusconi, che insieme a tutta una classe politica, da anni delegittima la magistratura e dimostra di poter trasgredire le regole impunemente. Gli italiani quindi, avallati dai comportamenti dei loro governanti che non danno alcun "buon esempio", si sentono legittimati a "trasgredire" le regole e perdono la buona pratica dell'onestà.

La seconda ipotesi è più pessimistica. Gli italiani culturalmente e storicamente conservavano una natura da "furbi". Berlusconi e il suo "sentirsi sempre al centro di un complotto", la sua comunicazione diretta e sorridente che spiega ai cittadini, ad esempio, che evadere il fisco non è un reato, non hanno fatto altro che rivelare definitivamente la vera natura dell'italiano, prima repressa. I comportamenti del premier e di una classe politica "irriverente" dissolvono quindi definitivamente il "velo" morale di onestà di cui erano vestiti gran parte degli italiani.

Che ne pensate?

DEFINIZIONE DI ONESTA' - L'onestà (dal latino honestas) indica la qualità umana di agire e comunicare in maniera sincera, leale e trasparente, in base a princìpi morali ritenuti universalmente validi. Questo comporta l'astenersi da azioni riprovevoli nei confronti del prossimo, sia in modo assoluto, sia in rapporto alla propria condizione, alla professione che si esercita ed all'ambiente in cui si vive.

L'onestà si contrappone ai più comuni disvalori nei rapporti umani, quali l'ipocrisia, la menzogna ed il segreto.

In molti casi la disonestà si configura come vero e proprio reato punibile penalmente, ad esempio nei casi di corruzione e concussione di pubblici ufficiali. L'onestà ha infatti una importante centralità nei rapporti sociali e costituisce uno dei valori fondanti dello stato di diritto.

[12-04-2011]

 
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