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La Locandiera

Al Teatro Vittoria la celebre commedia di Carlo Goldoni nell’adattamento di Jurij Ferrini

Ha debuttato con successo l’altra sera al Teatro Vittoria “La Locandiera” di Carlo Goldoni per la regia di Jurij Ferrini, con Ilenia Maccarrone, lo stesso Ferrini, Angelo Tronca, Andrea Cappadona, Matteo Alì, Claudia Salvatore, Wilma Sciutto e Massimo Boncompagni.                                                           

Si tratta di una versione innovativa, dove la scena è priva di orpelli scenografici e la lingua è asciugata da vezzi e manierismi. Lo spettacolo risulta particolarmente comico, perché l’azione drammaturgica si concentra sulla potenza del linguaggio e del testo accentuandone il potenziale esilarante. “L’opera è uno degli indiscutibili capolavori goldoniani – spiega il regista - e a noi offre un canovaccio in lingua italiana, in una lingua particolare, ricca, calda, vitale, piena di sapore e spesso estremamente elegante. In questo senso il nostro lavoro, che tenta di equi-distanziarsi dall’italiano disinvolto e annacquato che la televisione ci propina e da ogni manierismo teatrale, ritrova un materiale ricco di spunti comici e di improvvise virate ritmiche, di altalene melodiche e movimenti rapidi. Un gioiello”.                

Al centro della storia c’è l’eterna questione del rapporto uomo-donna, tra Miradolina e il cavaliere di Ripafratta, scandito dalla seduzione e dalla passione, ma sotto l’apparente tono scherzoso, si nasconde molto di più. Il personaggio di Mirandolina è la chiave che scardina certezze e luoghi comuni, nascondendo sotto l’apparente giovialità un significato rivoluzionario. Mirandolina è una donna che basta a se stessa, che sa farsi rispettare in un mondo di uomini e che usa le armi della seduzione con sagacia pratica. E’ calcolatrice e astuta, e quando nella locanda si presenta il cavaliere di Ripafratta, un uomo tutto d’un pezzo, misogino e severo, lei inizia a giocarci come il gatto con il topo, con una vena comica che non nasconde la crudeltà di fondo. “Se si prende questo come un gioco spensierato – conclude Ferrini - si può ritenere si tratti di una questione di orgoglio, ma la passione amorosa è nella vita una faccenda molto seria e prendendo alla lettera le vampate di desiderio del cavaliere per la provocatoria sensualità della locandiera, si può immaginare quale emozione violenta si muova nel suo petto e nel suo ventre".

Lo spettacolo è un work in progress sulla spassosa commedia di Carlo Goldoni. Il desiderio di riportare il testo all’ossatura, depurandolo del superfluo fa sì che quando le luci in sala si spengono, si ha l’impressione di assistere a una prova generale. Gli attori sono seduti sul palco, in attesa che arrivi il loro turno per alzarsi e recitare, le parrucche e i costumi sono appesi in disordine come in un camerino, mentre le valigie giacciono abbandonate un po’ qui un po’ lì ed evocano la transitorietà del luogo in cui si svolge l’azione, una locanda. La commedia ha inizio e il servitore del Cavaliere suggerisce qualche parola, ricorda la successione delle scene… E’ teatro nel teatro, vivo e pulsante, provocatorio e comico.

La Locandiera sarà in scena fino al 17 aprile.

[09-04-2011]

 
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