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Cronaca Giudiziaria
 
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Scandalo “parentopoli”: sotto inchiesta anche Met.Ro. Spa e Manpower

La Procura di Roma indaga sulla manomissione di alcune liste di assunzione, in un concorso del 2009.

Dopo lo scandalo parentopoli all’Ama e all’Atac, la Procura di Roma lavora su un’altra inchiesta, questa volta, nel mirino degli inquirenti sono finite la Met.Ro Spa, ora confluita in Atac, e la Manpower agenzia di lavoro interinale.

Le indagini – Sono fondamentalmente due i soggetti indagati che ora rischiano di andare a processo: Riccardo Di Luzio, ex direttore del personale di Met.Ro Spa ora dipendente Atac, e Stefania Sangiovanni, responsabile per la Manpower della procedura di selezione del personale. I due, secondo quanto sostiene la Procura di Roma,  avrebbero cercato di alterare la graduatoria di merito formatasi all’esito della procedura di selezione di personale svolta dalla società Manpower per conto di Met.Ro Spa.

La vicenda -  I fatti contestati risalirebbero al luglio del 2009 e l’inchiesta ebbe inizio dopo la denuncia fatta dallo stesso amministratore della Manpower, il quale si accorse di alcune irregolarità nelle graduatorie. Secondo la procura, al momento delle assunzioni, Riccardo Di Luzio avrebbe intenzionalmente indicato in un foglio i nominativi di alcuni soggetti, che la Sangiovanni avrebbe inserito nelle graduatorie, manomettendo così l’intera selezione e facendo pubblicare la lista, così alterata, sul sito internet della Manpower.

Anche in questa vicenda, quindi, al centro di tutto ci sono delle liste di assunzione, con dei nomi, di “privilegiati”, da far entrare in azienda. Le liste taroccate infatti riguardavano 150 persone che avevano superato il concorso. Tra queste, dovevano esserne selezionate 70: 30 macchinisti e 40 operatori della manutenzione. Alla fine, comunque, il raggiro non è andato in porto, grazie ai sistemi di controllo nella selezione, messi in opera da parte di Met.Ro.

I reati - Restano comunque in piedi le accuse mosse nei confronti dei due soggetti citati. I reati contestati dal pm Ilaria Calò, titolare delle indagini, sono: tentato abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Il pubblico ministero ha di fatto chiuso le indagini, atto formale che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio.

Stefano Pesce

[06-04-2011]

 
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