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La fine il mio inizio

di Jo Baier. Con Bruno Ganz, Elio Germano

di Alessio Palma

Al termine della sua vita densa di avvenimenti, il grande viaggiatore, appassionato giornalista e autore di libri di successo, Tiziano Terzani, si ritira a vivere con sua moglie nell’appartata casa di famiglia in Toscana. Vede chiaro in se stesso, è preparato a chiudere il cerchio della sua vita. Convoca a sé il figlio, che vive a New York. per raccontargli la storia della propria vita.

Tratto dal libro omonimo di Terzani, LA FINE E’ IL MIO INIZIO è un dialogo a due voci che ruota sui temi ultimi della riflessione umana: il senso della vita e della morte, il legame padre-figlio, la conoscenza, il contatto con il divino. Il film è un apologo delle libertà individuale, l’appassionata rivendicazione di un percorso di vita scevro dai condizionamenti e dalle imposizioni della società moderna.

Ganz impersona un Terzani filosofo, ascetico a partire dall’aspetto (lunghi capelli e barba folta), Germano, più misurato del solito, nei panni del figlio Folco, funge per una volta da spalla. Purtroppo l’operazione non riesce: il denso materiale di partenza avrebbe avuto bisogno di una riduzione il più possibile visiva e basata sulla forza delle immagini. Invece la regia di Baier (che viene da un lungo apprendistato televisivo) si limita ad illustrare la parola, senza alcuna impennata visionaria né uno stile personale, rendendo monotono l’andamento del film.

In questo modo inevitabilmente fa capolino la retorica, complice anche la languida partitura musicale di Ludovico Einaudi, e le riflessioni di Terzani ne escono banalizzate anziché rinforzate. Il tutto ha una sgradevole aria new age più che una reale profondità, come forse volevano gli autori. Fare un cinema “di parola” che non risulti pesante e verboso è sempre una questione proibitiva, che solo in pochi riescono ad affrontare con successo.
 



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Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[30-03-2011]

 
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