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Cronaca Giudiziaria
 
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Delitto Olgiata: una macchia di sangue incastra il domestico

Due centimetri di sangue sul lenzuolo che strangolò la contessa. Il comandante dei Ris: "è una prova devastante"

Hanno ripercorso a ritroso le indagini svolte venti anni fa, analizzato nuovamente gli stessi reperti con le più moderne tecniche a disposizione. Sono gli esperti della squadra "Cold Case" del nucleo investigativo sezione omicidi di Roma.

Dalle loro ricerche è emerso che sul lenzuolo che fu trovato avvolto al collo della contessa Alberica Filo della Torre dopo il delitto, oltre al sangue della donna, vi sono presenti tre tracce ematiche appartenenti al domestico, il filippino Winston Manuel.

La macchia di sangue - Quello che rende queste macchie uniche e determinanti ai fini dell'individuazione dell'omicida, è la loro particolare natura e tipologia: venti anni fa, sui jeans del domestico furono trovate delle tracce di sangue a lui stesso appartenenti, e sul suo corpo, precisamente sul gomito fu individuata una ferita da abrasione, che a detta dello stesso Winston, si sarebbe procurato in casa. Ebbene, la natura delle macchie di sangue, oggi individuate sul lenzuolo, grazie alle moderne tecnologie, sono perfettamente compatibili con quella ferita al gomito, sia per tipologia che per appartenenza genetica.

La prova schiacciante - Il Comandante dei Ris di Roma, Luigi Ripani, definisce questa prova "scientificamente devastante", e c'è un motivo: sul lenzuolo, trovato al collo della contessa, è presente in maggior parte, sangue della vittima, fuoriuscito dalla testa in seguito ai colpi inferti dall'aggressore, con uno zoccolo di legno. Questo sangue ha un colore intenso e una composizione ben precisa, e ben diversa da quella della macchia di due centimetri, di colore leggermente bruno, appartenente al domestico filippino. Questa, ha una forma compatibile con quella della ferita sul gomito di Winston, e la natura "sieroematica" del liquido, è proprio quella che si riscontra in una ferita da abrasione.
Ferita che il domestico avrebbe potuto procurarsi strusciando il gomito sulla moquette della camera o sul lenzuolo, durante la colluttazione con la donna.

L'arresto e il movente - Wiston Manuel è stato prelevato ieri pomeriggio dai carabinieri, mentre, come ogni giorno in questi ultimi 10 anni, svolgeva il suo lavoro di domestico presso una famiglia sempre nello stesso complesso dell'Olgiata. All'arrivo dei carabinieri il filippino non ha manifestato particolare stupore, nè emozione. Le parole del Comandante del nucleo investigativo, il tenente colonnello Lorenzo Sabatino: "Il signor Winston Manuel, in questi venti anni si è sempre sentito al sicuro. Per questo non ha mai lasciato il paese, se non per brevi permanenze nelle Filippine. Se fosse fuggito non avremmo avuto alcuna possibilità di catturarlo, in quanto, con quel paese non abbiamo stipulato alcuna rogatoria per l'estradizione. Quando l'0a bbiamo arrestato, non stava preparando alcuna fuga e non si aspettava certo il nostro arrivo". Per quanto riguarda il presunto movente, le indagini puntano su un prestito di denaro che la contessa fece al filippino, ma che lui non gli restituì mai. Ci sarebbe stata una lite tra la contessa e il domestico per un debito di un milione e mezzo delle vecchie lire. La restituzione della somma, rivendicata dalla nobildonna, è stata riferita agli inquirenti da alcuni testimoni.

In attesa del processo - I legali del domestico, intanto, preparano una strategia difensiva. L’avvocato Flaminia Caldani dichiara che “Winston è molto scosso ma sereno perché si considera innocente. Per lui e anche per noi è stato un fulmine a ciel sereno". Il legale questa mattina ha fatto visita in carcere al suo cliente assieme al collega Andrea Guidi: “Ci siamo solo salutati e gli abbiamo fatto coraggio. Torneremo a trovarlo tutti i giorni. Oggi stesso incontreremo i suoi familiari”. Infatti oggi Winston è sposato e ha tre figli (di cui una si chiama Alberica).

Il marito della contessa - Si fa sentire anche Pietro Mattei, marito della defunta contessa, il quale, attraverso il suo avvocato, Giuseppe Marazzita, fa sapere di essere soddisfatto perché “finalmente sono state dissipate definitivamente le insinuazioni e le illazioni infondate sulla mia famiglia”. Inoltre il legale, riferendosi agli sviluppi dell'inchiesta, ha detto: “Ho una doppia soddisfazione, primo di aver ottenuto la riapertura delle indagini nella convinzione che le nuove tecnologie potevano risolvere il caso; secondo che è stato utile opporsi alla frettolosa richiesta di archiviazione fatta tempo fa da parte della procura sulla base di indagini parziali, incomplete e con tecnologie obsolete”.

PM LAVIANI - "La persona che è stata individuata era nelle indagini. Non è un colpo di scena. Purtroppo in passato le analisi non avevano dato risultati univoci, chiari. Il fatto che un gruppo di investigatori dell'Arma, coordinati dal pm Maria Francesca Loy, abbia potuto riguardare tutte le carte ha permesso di arrivare al dato di cui parliamo oggi, per dovere di informazione e per rispetto all'opionione pubblica". Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani ha voluto ringraziare così l'impegno dei carabinieri che si sono applicati per la riapertura del caso sul delitto dell'Olgiata.

Stefano Pesce

video di Alberto Alberti, da AICANEWS

 
 

[30-03-2011]

 
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