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Il gruppo San Raffaele Spa annuncia il licenziamento di 3171 dipendenti

avviate procedure di cessazione delle attività. 17 strutture nel Lazio

Licenziamento collettivo di 3.171 dipendenti e dimissioni anticipate di 2.283 pazienti che dal 15 aprile dovranno essere ricollocati in altri presidi ospedalieri: sono le decisioni, almeno per il momento, prese dal San Raffaele Spa, gruppo della famiglia Angelucci attivo nel campo della riabilitazione. Il gruppo, con un comunicato inviato alle istituzioni, alle Asl e alla Regione, ha annunciato l'avvio delle procedure di cessazione delle attività sanitarie.

Il S. Raffaele ha annunciato "le drammatiche decisioni" a seguito dell'inerzia degli Uffici della Regione Lazio nella sottoscrizione delle intese per la riorganizzazione del Gruppo San Raffaele, nonchè da mancati pagamenti -si legge nella nota- da parte della Regione, di prestazioni sanitarie già rese dalle strutture del Gruppo per un importo pari a circa 150 milioni di Euro. Il gruppo che fa capo alla famiglia Angelucci gestisce in tutto 29 strutture sanitarie, di cui 17 nel Lazio. La ricollocazione dei pazienti (per la maggior parte anziani con serie difficoltà) appare difficile da attuare in pochi giorni.

Ecco i centri che, se sarà confermata la decisione della società San Raffaele Spa, si avviano a chiusura o riconversione: IRCSS, IRCCS San Raffaele Pisana, RES Roma, San Raffaele Cassino, San Raffaele Velletri, San Raffaele Portuense, San Raffaele Nomentana, San Raffaele Rocca di Papa, San Raffaele Montecompatri, San Raffaele Sulmona, Villa Buon Respiro, Villa dei Fiori, Metamedica, San Raffaele Termini, San Raffaele Tuscolana, MR 3000, San Raffaele Sabaudia RSA , San Raffaele Trevignano RSA, San Raffaele Flaminia RSA.

LAZIO - Nel Lazio Tosinvest gestisce 17 strutture: 13 cliniche attive prevalentemente nel campo della riabilitazione e 4 ambulatori. "La cessazione delle attività" del San Raffaele Spa coinvolgerà quindi anche gli utenti dei Centri Polispecialistici ambulatoriali, dove, ogni giorno, vengono rese circa 5000 prestazioni. Per quanto riguarda la mancata sottoscrizione delle intese per la riorganizzazione, il gruppo ricorda di aver presentato una prima proposta fin dall'ottobre 2009, aggiornata nell'ottobre 2010. Questa situazione, "ove non tempestivamente - conclude la nota - affrontata e risolta da parte della Regione, costringe la Società alla cessazione delle attività sanitarie del Gruppo nel Lazio, per l'impossibilità di far fronte ai costi di un'adeguata assistenza sanitaria e della remunerazione dei lavoratori, con la dimissione dei pazienti ricoverati ed il licenziamento di tutto il personale".

[29-03-2011]

 
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