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Fosse Ardeatine, identificate altre due vittime

67esimo anniversario dell'eccidio

A sessantasette anni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine altre due vittime del massacro nazista hanno un nome. Le analisi del Dna, eseguite dal Ris per richiesta della Comunità ebraica e dell’Associazione italiana familiari martiri e caduti, hanno portato al riconoscimento di Marco Moscati, ebreo, e del soldato siciliano Salvatore La Rosa.

I codici genetici estratti dalle loro salme infatti sono state incrociati con quelli dei familiari di cinque vittime che ancora non erano riusciti ad individuare i resti dei propri cari. Fondamentali per la ricerca, ha spiegato il comandante dei carabinieri del Ris di Roma Luigi Ripani, i frammenti dell’osso “che conservano materiali biologici e per un tempo prolungato il dna”. Da qui l’appello affinché anche altri parenti si presentino per permettere rilievi sulle 12 vittime dell’eccidio non ancora identificate. 

Il 24 marzo del 1944, nell’esecuzione di massa ordinata da Adolf Hitler ed eseguita dal capo della polizia tedesca a Roma Herbert Kappler nei pressi della via Ardeatina, morirono in tutto 335 persone: la rappresaglia per l’attacco partigiano contro un battaglione delle SS in via Rasella prevedeva infatti l’uccisione di 10 ostaggi per ogni tedesco ucciso. Tra loro partigiani, uomini della resistenza monarchica ed ebrei. I tedeschi, dopo le esecuzioni infierirono sulle vittime, facendo esplodere numerose mine per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere, o meglio rendere più difficoltosa, la loro scoperta.

Fra gli esecutori della strage, oltre a Kappler, anche Erich Priebke, ancora oggi protagonista di numerose polemiche: l’ex ufficiale delle SS, arrestato in Argentina nel 1994 ed estradato in Italia, fu prima prosciolto dal Tribunale militare di Roma e poi  condannato all’ergastolo, dopo l’annullamento della sentenza a fronte della reazione burrascosa scoppiata nel Paese. Recentemente la sua vicenda giudiziaria è tornata a destare clamore per i benefici concordatigli, che gli consentono di uscire "per fare la spesa, andare a messa, in farmacia e far fronte a quelle che il codice definisce indispensabili esigenze di vita”. 
 
 

[24-03-2011]

 
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