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Traffico internazionale di rifiuti, 33 denunce

da Roma a Shangai, rame e plastica non venivano smaltiti

Traffico di scarti industriali tra Italia e Cina, due tonnellate di rifiuti industriali di tipo plastico, anche tossici, e sei tonnellate di rame sono stati rinvenuti dalla Squadra mobile di Roma.

Il tutto era stipato in dieci capannoni tra la zona Prenestina, Guidonia e un negozio in via Principe Amedeo, anch'essi posti sotto sequestro. Gli agenti, diretti da Alberto Intini, hanno anche rinvenuto migliaia di capi di abbigliamento e tonnellate di altri articoli tra cui borse, occhiali e scarpe, ovviamente contraffatti ma di ottima fattura.

Gli investigatori sono riusciti inoltre a mettere le mani su una gran quantità di documentazione contabile riguardante un traffico illecito internazionale di rifiuti, spediti all'estero come tali e poi di nuovo reintrodotti nel nostro Paese, dalla Cina, sotto forma di materie prime. L'accumulo di questo materiale in Italia e il relativo trasporto configura il reato di inquinamento ambientale.

Secondo quanto si è appreso, nel nostro Paese venivano stoccati in specifici capannoni sostanze destinate allo smaltimento: contatori elettrici, computer, circuiti e materiale elettrico generico. Invece di essere smaltiti, questi articoli venivano spediti in Cina in container, dove venivano trasformati in plastica, bachelite e policarbonati, per poi essere rivenduti in Italia a specifiche fabbriche che li utilizzavano per le loro normali attività produttive. Oltre a numerosi campioni di queste "finte" materie prime sono anche stati trovati e sequestrati circa 10 mila euro in contanti.

 
 

[30-03-2007]

 
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