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6 Nazioni 2011, qual è la vera Italia?

Bilancio di un torneo che avrebbe potuto lanciarci nella storia e che invece ci ha regalato una sola vittoria

Il 6 Nazioni 2011 dell’Italia è andato in archivio da neanche una settimana. Che squadra si è vista in queste cinque partite? Più luci? Più ombre? Diciamo la verità: siamo ancora scombussolati da un torneo che per poco non è diventato storico. Un veloce riepilogo: con l’Irlanda a cinque minuti dalla fine i ragazzi di Mallett stavano vincendo; con la Scozia alla fine del primo tempo gli azzurri erano in vantaggio, e poi siamo rimasti con la testa negli spogliatoi; con il Galles è stata un’Italia sorprendente che avrebbe meritato di più; la partita con l’Inghilterra lasciamola stare; la Francia è stata battuta. Morale della favola: una sola vittoria ma potevano essere tre, addirittura quattro. Esageriamo, certo, ma questo esercizio di fantasia è utile per cominciare a fare qualche riflessione.

La prima che viene in mente è in effetti una domanda: quale è la vera Italia? Non si è capito. È quella coraggiosa, caparbia e anche intraprendente che gioca tra le mura del Flaminio o quella inconsistente che va in trasferta? Non è quesito da poco. Il dubbio (lecito) è che agli azzurri manchi ancora quella convinzione nei propri mezzi che dovrebbe farli scendere su qualunque terreno con la forza mentale di chi sa di poterci provare fino alla fine. L’anno scorso si erano visti gli stessi limiti: azzurri belli contro Inghilterra e vincenti contro la Scozia, entrambe le partite a Roma; il resto sconfitte, anche brutte e larghe. La vittoria contro i galletti aveva fatto sperare in una maturazione nella testa dei ragazzi di Mallett, ma la partita di Murrayfield e soprattutto quel secondo tempo lasciano temere che il salto di qualità non ci sia stato.

L’aspetto mentale è qualcosa su cui si dovrà lavorare, in futuro. La gestione di certi momenti della partita risulta fondamentale a questi livelli: la sconfitta in extremis contro l’Irlanda ci sia da lezione. Ci sia da lezione la differenza tra come i verdi hanno sfruttato l’ultimo possesso e come abbiamo fatto noi. Ma ci sia da lezione anche quello sciagurato secondo tempo di Murrayfield, dove gli azzurri si sono sfilacciati e non hanno più trovato la concentrazione: certi black out non ce li possiamo permettere.

Eppure è stata un’Italia che ha fatto vedere delle belle cose durante il 6 Nazioni: un’Italia che rispetto all’anno scorso ha aggiunto tasselli a un impianto difensivo tra i più solidi. Continuiamo a prendere relativamente pochi punti (di nuovo: la partita con l’Inghilterra lasciamola stare), chi gioca contro di noi sa che se non riesce a chiudere la pratica entro il primo tempo rischia di incappare in un pomeriggio complicato. Costantemente elevate le percentuali di placcaggio anche se non sempre il gesto in sé è ben fatto. A questo l’Italia ha aggiunto un gioco alla mano che è lievitato nel corso del torneo, fino ad arrivare alla partita contro il Galles, dove abbiamo mosso l’ovale addirittura più dei dragoni. Sulla qualità c’è ancora da lavorare, spesso siamo piatti e senza fantasia e alla fine dei conti segniamo troppo poco. Ma l’Italia ha dato prova di volerci provare e a volte i risultati si sono visti, eccome. Non solo: miglioramenti ci sono stati anche negli off load, fondamentale che gli avversari praticano con insistenza da tempo ma che anche noi cominciamo a tentare di più. In questo senso le cose migliori si sono viste contro Galles e Francia. Anche sul possesso non abbiamo dimostrato grosse lacune, riuscendo a mantenere l’ovale dalla nostra parte almeno quanto gli avversari.

Se non avessimo una touche disastrosa, tutti questi possessi potrebbero trasformarsi in punti. Invece la touche è quello che è. Esclusa la partita contro l’Irlanda, la nostra rimessa laterale ha sempre commesso qualche sbaglio. In due occasioni, contro Inghilterra e Scozia, gli errori sono stati davvero troppi, e non è un caso se si tratta proprio le due partite dove abbiamo subito un divario maggiore. Mallett e il suo staff devono capire in fretta cosa c’è che non funziona: è colpa del lanciatore? È colpa delle chiamate? È colpa degli automatismi? Trovino una risposta. La rimessa laterale deve essere in cima alle cose da risolvere, urgentemente.

Se le statistiche della touche ci condannano, quelle dei falli conquistati ci premiano. Siamo una squadra che costringe l’avversario alla battaglia e che lo costringe a commettere scorrettezze. I fischi a favore sono sempre stati più di quelli contro. Altra annotazione positiva: abbiamo finalmente allungato la panchina. Questo 6 Nazioni è servito a dimostrare che gli azzurri hanno ricambi validi non solo in prima linea ma ormai in tutti i reparti - eccetto il numero 10. In futuro non dovremmo più avere a che fare con giocatori logorati perché costretti a giocare tutte le partite sempre e comunque.

Qualche menzione d’onore ai singoli, in chiusura. Impossibile non partire da Fabio Semenzato, catapultato nel rugby dei grandi da un giorno all’altro. Qualcun altro poteva sciogliersi, lui si è dimostrato assolutamente all’altezza. Anzi: spesso è stato proprio Semenzato a dare quel qualcosa di più. Partendo da questa considerazione, c’è da chiedersi perché Mallett si sia ricordato di lui solo dopo l’infortunio di Gori. E soprattutto c’è da chiedersi quanto il coach sudafricano si fidi dei suoi mediani di mischia di riserva, a partire da Canavosio.Quando è stato messo in un ruolo in grado di esaltarlo, Masi è stato stupendo. I tifosi di tutta Europa lo hanno votato miglior giocatore del 6 Nazioni 2011: è la prima volta che un rugbista italiano riceve il riconoscimento dall’ingresso degli azzurri nel torneo nel 2000. Ciliegina sulla torta, al secondo posto c’è Semenzato. C’è da chiedersi cosa potrebbe fare Masi se giocasse centro, che poi è la sua posizione naturale. Zanni è un ragazzo sul quale ormai si può mettere la mano sul fuoco. Canale ha fatto vedere delle cose molto buone, ed era un po’ che lo aspettavamo. Sgarbi ha giocato il 6 Nazioni della definitiva maturazione.

Con questi uomini e con questa squadra si va verso la Nuova Zelanda, dove a settembre si disputerà il mondiale. Resta da vedere se ad accompagnare gli azzurri sarà Mallett o Brunel: in ogni caso ci sarà da divertirsi.

Antonio Scafati

[24-03-2011]

 
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