di Rosario SpartiKathy, Tommy e Ruth trascorrono la loro giovinezza ad Hailsham, un college della campagna inglese in apparenza idilliaco e prestigioso. Al momento di lasciare la scuola, che avvertono protettiva e rassicurante, una terribile verità si rivela ai tre: ad Hailsham gli esseri umani vengono clonati per fornire organi per i trapianti. Il loro destino appare così segnato e complicato ulteriormente dalla necessità di confrontarsi con i sentimenti profondi di amore, gelosia e tradimento che minacciano di separarli.
Diretto da
Mark Romanek, uno dei maestri del videoclip e autore di ONE HOUR PHOTO, il film è l’atteso adattamento dello splendido omonimo romanzo di
Kazuo Ishiguro. Si tratta del classico caso di carico ingombrante, poiché il romanzo è molto apprezzato, per questo il regista ha cercato di puntare sulle peculiarità cinematografiche del testo, spogliandolo dalle riflessioni etico-politiche e concentrandosi sui personaggi.
In un’atmosfera sospesa, caratterizzata dalla splendida fotografia autunnale, è raccontata la lenta scoperta dell’identità di questi fragili studenti, che inconsapevolmente si avvicinano alla morte. Interpretati da
Keira Knightley,
Andrew Garfield e
Carey Mulligan, che con la sua interpretazione dimessa si conferma talento emergente, i personaggi risultano essere quasi insondabili nella loro ambiguità. Allo stesso tempo l’atmosfera cupa, decadente ma allo stesso tempo romantica pervade di mestizia l’intera opera.
E’ come se il regista avesse deciso di straniarsi da quello che mette in scena, raccontando questo limbo in maniera lieve ma che per questo non riesce a coinvolgere del tutto lo spettatore, lasciandolo freddo di fronte al destino già segnato dei personaggi. Una narrazione troppo dilazionata nel tempo, l’assenza di mistero con la quale assistiamo alla storia d'una malattia che arriva allo stato terminale non consentono un forte legame emozionale tra lo spettatore e la storia. Un film che seppur imperfetto finisce per affascinare.