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Sorelle mai

di Marco Bellocchio. Con Donatella Finocchiaro, Alba Rohrwacher

di Clelia Verde

Le anziane Sorelle Mai, Maria Luisa e Letizia, non si sono mai sposate né mosse dal paese natale, Bobbio, dove vivono da sempre nella casa di famiglia. Diventano così l’unico punto di riferimento per i nipoti che vanno e ritornano, e scandiscono con la loro mite presenza gli eventi della piccola comunità in Val Trebbia di cui diventano custodi e testimoni.

La pellicola, applaudita Fuori Concorso all'ultima Mostra del Cinema di Venezia e distribuita da Teodora in 40 copie, è figlia del Laboratorio Fare Cinema che il regista Marco Bellocchio tiene da anni nella cittadina di Bobbio in provincia di Piacenza, dove è nato e dove, nella stessa casa di famiglia, girò nel ’65 il suo memorabile esordio I pugni in tasca.

Sei diversi passaggi, girati tra il 1999 e il 2008, danno corpo alla narrazione e documentano nel contempo i cambiamenti di alcuni attori: la piccola Elena (Elena Bellocchio, la figlia del regista che passa dai 5 ai 14 anni) cresce con le anziane zie Mai (sorelle di Bellocchio) nella casa di Bobbio dove orbitano sua madre Sara (Donatella Finocchiaro), un’attrice alla sua prima vera occasione che vive a Milano, suo zio Giorgio (Pier Giorgio Bellocchio), l’amico di sempre Gianni (Gianni Schicchi Gabrieli) e, in un episodio, una fragile professoressa di liceo inquilina delle zie che vive un amore tormentato (Alba Rohrwacher).

Se il film è un’operazione didattica lo è solo per la parte buona, il disinteresse per i risultati al botteghino. Ciascun episodio è stato pensato negli anni come autonomo e l’ensemble, pur risultando sempre coerente, acquista perciò un carattere non convenzionale; vediamo cambiare gli anni, le tecniche di ripresa, gli stili, e la casa delle zie si presenta con sempre maggiore forza nel suo immobilismo mutevole come se Bobbio fosse al tempo stesso il centro della paralisi e un generatore di energie da portare altrove. Con uno sguardo intimo, malinconico e di grande appartenenza, il regista invita lo spettatore nell’incanto della sua provincia senza più chiedersi se sia giusto fuggirne o, al contrario, cercarvi rifugio. Un incanto in presa diretta, che parte dai corti “caserecci” delle zie e arriva ad un surreale finale nel Trebbia che già da solo vale un ingresso in sala.
 



votanti: 3
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[23-03-2011]

 
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