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Crisi in Libia, obiettivi sensibili a Roma

manifestazioni pro-Gheddafi

La crisi libica fa tornare indietro Roma di sei anni, risale all’estate del 2005 infatti l’ultimo massiccio innalzamento del livello di allerta contro possibili attentati terroristici in città.

A quel tempo a motivare i provvedimenti adottati dal governo  furono le minacce di Al Qaeda, oggi  quelle del colonnello Gheddafi, che ha annunciato ritorsioni contro i paesi che partecipano alle operazioni militari contro il suo regime.

E' già operativa l’ordinanza del questore Tagliente che ha accolto l’invito del viminale ad innalzare i livelli di allerta: il capo della polizia Manganelli ha chiesto alle Questure di stringere i controlli sui cosiddetti obiettivi sensibili, in particolare stavolta sono sotto rigida sorveglianza le ambasciate di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Canada, Belgio e Danimarca.

Maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine anche per gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino, per le stazioni ferroviarie e le più importanti sedi istituzionali, tra queste il Vaticano.  

A preoccupare i vertici delle forze dell’ordine anche il notevole afflusso di persone, circa 2 milioni,  previsto in occasione del primo maggio, giorno della beatificazione di Giovanni Paolo II, una situazione nella quale sarà più difficile effettuare controlli accurati e un motivo in più per sperare che le minacce del leader libico siano solo parole al vento.

Manifestazione pro-Gheddafi a Roma -  Intanto nella Capitale, davanti alle sedi della Provincia e della Prefettura, sono apparsi cartelli con la scritta "basta guerra" e cori contro Berlusconi "che ci ha tradito". Così alcune decine di cittadini libici hanno manifestato a Roma per chiedere il cessate il fuoco e per far sentire la loro vicinanza a Gheddafi, "che non è affatto un dittatore". Un sit-in durato poco meno di mezz'ora. È il racconto di un'altra guerra e di un altro paese: "In Libia si vive benissimo, anche meglio rispetto all'Italia - dice Nuri Ahusain, presidente della Lega degli studenti libici in Italia -. È il miglior paese del nord Africa e dell'Africa intera. Lì non paghiamo la casa, la luce, gli studenti sono anche sostenuti economicamente. Lì la dittatura non esiste".

Ecco perchè, dicono, "siamo scesi in strada per difendere Gheddafi". "Non è vero che noi libici non lo vogliamo - spiega Ziad Bengola - e, soprattutto, non è vero che la maggior parte del paese è contro di lui. L'80% del paese è con lui". "Ieri - ha aggiunto Ahusain - è stato colpito con delle bombe un ospedale e questo non è il modo di portare la democrazia». Si dicono contrari alla guerra perchè sostengono che «il vero obiettivo è colonizzare la Libia". Tra bandiere libiche e cartelli contro il presidente del Consiglio "Berlusconi bunga bunga", i manifestanti hanno anche portato una corona di fiori "all'ambasciata francese a Roma, altri traditori".
 
 

[21-03-2011]

 
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