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6 Nazioni, Italia sconfitta in Scozia

A Edimburgo gli azzurri perdono 21-8: la meta di Masi illude l’Italia, che nel secondo tempo subisce i padroni di casa e non riesce a segnare neanche un punto

Il 6 Nazioni 2011 dell’Italia va in archivio con una sconfitta che vale l’ultimo posto in classifica. I ragazzi di Mallett a Edimburgo durano solo 40 minuti e perdono contro una Scozia dinamica ma certo non irresistibile. La meta di Masi e una punizione di Bergamasco sono troppo poco: nel secondo tempo l’Italia non marca un punto, subisce il sorpasso e il gioco degli avversari senza mai risultare pericolosa. Si finisce con l’amaro in bocca: l’occasione storica di chiudere un 6 Nazioni con due vittorie (tra cui quella prestigiosa contro la Francia) svanisce sotto il cielo grigio di Murrayfield.

Pronti via ed è la Scozia a manovrare l’ovale con insistenza. Attacchi su tutta la larghezza del campo, ovale che viaggia tra le mani dei padroni di casa che dopo un paio di minuti si fanno pericolosi con la combinazione Lamont-Paterson. L’Italia deve ricorrere ai falli, e proprio Paterson ne approfitta: 3-0 dopo 4 minuti. Rimettere la palla al centro serve all’Italia per scuotersi: gli affondi valgono una punizione che Mirco Bergamasco calcia però fuori dai pali. Ma l’Italia c’è, e trova la meta. A segnarla è Masi, il migliore sabato scorso e tra i più vivi anche oggi. Ovale che viaggia tra le mani di Burton e Canale e che arriva all’estremo azzurro: trenta metri di corsa, varco giusto, nessuno può fermarlo e palla schiacciata alla bandierina. La trasformazione di Bergamasco si stampa sul palo, ma è comunque vantaggio per gli azzurri. Il pomeriggio sembra di quelli che si giocano punto su punto, con ondate di attacchi che si susseguono. La Scozia è spavalda e manovriera, Sgarbi è miracoloso nel fermare Danielli a dieci centimetri dalla meta ma i padroni di casa riescono comunque a capitalizzare la mole di gioco con il piede di Paterson che al 19° rimette davanti i suoi 6-5. L’Italia regge bene il confronto, l’equilibrio in campo quasi annulla le due squadre. Gli azzurri però ci mettono del loro per complicarsi il pomeriggio: il problema è la touche, letteralmente disastrosa. I primi lanci finiscono tutti nelle mani degli scozzesi, bisogna aspettare il 20° per vedere un possesso mantenuto. Poco male, perché la Scozia non ne approfitta e Mirco Bergamasco può calciare la punizione del sorpasso: 6-8 al 32°. Purtroppo, l’Italia finisce qui. La fotografia di quello che sta per succedere è Masi costretto a uscire: al suo posto entra McLean. La fatica nel costruire attacchi efficaci e nel mantenere i possessi regalano dieci minuti di sofferenza. Paterson potrebbe portare i suoi negli spogliatoi in vantaggio, ma la punizione da 40 metri è calciata male.

Nel secondo tempo la Scozia rientra in campo, l’Italia no. I padroni di casa riprendono da dove avevano lasciato, facendo circolare il pallone, e gli azzurri cominciano a sfilacciarsi poco per volta. Saranno quaranta minuti brutti, sterili e pieni di errori. Ghiraldini che salva l’Italia bruciando sullo scatto Lamont e ancora Sgarbi che blocca Jackson illudono i cinquemila italiani arrivati a Edimburgo, perché al 46° De Luca (entrato nel primo tempo al posto dell’infortunato Ansbro) concretizza una lunga serie di attacchi scozzesi andando a schiacciare lì dove Masi aveva fatto lo stesso nel primo tempo: Paterson sbaglia ancora, ma la Scozia fugge via ugualmente e al 55° trova la seconda meta di giornata con Walker che rende inutili i placcaggi (abbozzati) di Zanni, Semenzato e McLean. Stavolta Paterson non sbaglia e si va sul 18-8. Ci sarebbe bisogno di uno scatto d’orgoglio, ma l’Italia non sa reagire: è confusa, stanca e pasticciona. La touche rimane un fondamentale che imbarazza, ma anche quando gli azzurri mantengono il possesso gli attacchi finiscono sistematicamente con un errore grossolano. Lo sbaglio più gettonato è l’avanti: il pallone scivola via dalle mani dei giocatori di Mallett tante di quelle volte da rendere tutto inutile. Inutili sono anche i cambi: Lo Cicero, Barbieri, e poi Canavosio e Orquera non danno lo sprint per gli ultimi venti minuti. Erroracci in attacco, difesa che sale male e tardi: così anche quando la tempesta sembra passata, finisce che a marcare punti sono sempre gli scozzesi, ancora con il piede di Paterson. La sequela di bruttezze in attacco e in rimessa laterale prosegue senza sosta, c’è da chiedersi come sia possibile passare dal giorno alla notte nel giro di due partite. L’ultimo brivido lo regala la corsa di McLean che buca la difesa, scappa sull’out ma non scarica per Benvenuti quando potrebbe, e finisce per smarrire l’ovale sul placcaggio di Paterson a una manciata di metri dalla meta. 

La partita termina 21-8 per gli scozzesi. Risultato giusto, ha vinto la squadra migliore: la Scozia non sarà stata bella, ma ha raccolto quello che ha seminato. L’Italia invece fa un passo indietro enorme rispetto alla prova contro la Francia, e soprattutto riscopre limiti imbarazzanti in touche e nel gioco d’attacco. Un secondo tempo avulso, inconcludente, senza quella grinta dimostrata altre volte: levando la partita con l’Inghilterra, di certo l’Italia più brutta si è vista proprio nei secondi 40 minuti di Edimburgo. Peccato che è proprio in quei 40 minuti che gli azzurri dovevano dimostrare di essere cresciuti.

Antonio Scafati

[19-03-2011]

 
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