di Clelia VerdeRango è un camaleonte domestico che vive nel suo piccolo terrario dove è l’eroe indiscusso delle performance che mette in piedi assieme ai suoi surreali amici. A seguito di un incidente si trova catapultato nel deserto del Mojave, dove vaga fino all’ultimo avamposto del West: Polvere, cittadina grintosa della quale Rango diverrà involontariamente il nuovo Sceriffo facendosi così amici e nemici. E’ l’inizio per il camaleonte di un viaggio verso la fiducia in se stessi, la possibilità di sentirsi parte di una comunità e di poter credere in qualcosa.
Rango è la prima pellicola d’animazione del regista statunitense
Gore Verbinski, realizzata in collaborazione con lo studio d’animazione Industrial Light & Magic, fondato da
George Lucas per creare gli effetti speciali della sua saga di Guerre Stellari. Il film è indirizzato essenzialmente ad un pubblico di bambini ma possiede un doppio piano narrativo per catturare anche gli adulti amanti del citazionismo cinematografico e delle storie che hanno come sfondo un deserto scintillante e pericoloso.
Grossa novità dati i tempi è l’assenza del 3D; assenza che passa peraltro inosservata lasciando intonse le numerose sfaccettature del buffo camaleontino che nella versione originale è doppiato da
Johnny Deep e che, grazie alla sua pelle mutevole, potrà calarsi in tanti personaggi ma farà come tutti fatica a capire chi è veramente.
I personaggi di Rango sono variegati e carichi di umanità, le musiche autenticamente western, alcune immagini indimenticabili e non manca un messaggio ecologico sul consumo intelligente delle risorse idriche. Se in certi punti la pellicola diventa pesante la responsabilità è solo di un copione troppo scarno, per nulla originale e con troppi dialoghi più leggeri dell’aria. Si arriva comunque alla fine sorridendo.