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C'era una volta... Scugnizzi

Al Sistina il musical napoletano doc con alle spalle oltre 600 repliche

Torna il musical napoletano doc “C'era una volta... Scugnizzi” di Claudio Mattone, con alle spalle oltre 600 repliche e centinaia di migliaia di spettatori entusiasti, compresi Carlo Azeglio Ciampi col suo seguito, alla prima a Napoli il 12 dicembre 2002 e poi tornato privatamente, e Giorgio Napolitano, quando non era ancora Presidente, ma invitato al Sistina, dove lo spettacolo si replica da mercoledì 9 marzo al 3 aprile e dove lo portò la prima volta Pietro Garinei.

“Scugnizzi” ha girato per cinque anni tutta Italia con due compagnie, dopo l'inaspettato successo, poi si è fermato e ora riparte con la terza compagnia, dopo una selezione impressionante, durata cinque mesi, perché si presentarono alle audizioni tremila ragazzi e ragazze, "tutti volenterosi, seri, motivati, desiderosi di imparare un mestiere come hanno fatto molti di quelli che li hanno preceduti alcuni anni fa e oggi mi capita di vedere in tv o al cinema – ha spiegato il regista Mattone -, un discorso che vale anche per operai e tecnici, oggi passati a compagnie importanti".

L'energia, la vitalità, il ritmo, l'entusiasmo di questi giovani sono la forza trascinante e coinvolgente dello spettacolo e del suo successo ovunque, dalla Sicilia alle piccole città del Nord.

Lo spettacolo racconta la lotta tra il male, il camorrista Raffaele ‘O Russo (interpretato da Pierluigi Iorio), e il bene, il prete di strada Saverio, compagni al riformatorio per minori di Nisida. Uno usa i ragazzi come corrieri per i suoi traffici di droga, l'altro cerca di recuperarli e coinvolgerli in un'impresa musicale. Lo scontro finirà tragicamente, ma l'uccisione di Saverio sarà anche l'ultimo sopruso di Raffaele, al quale i ragazzi si ribelleranno contro e lo distruggeranno davanti a tutta la città, cantando e facendo cantare "O' Russo è uomm'é merda". “Ho sempre pensato – ha sottolineato il regista – che per combattere i camorristi in città, a parte l'azione necessaria della magistratura, servisse farli cadere vergognosamente dal loro piedistallo, ridicolizzarli. Così, tra i napoletani che si piangono addosso e quelli che si
autocelebrano, credo siano meglio quelli che parlano poco e fanno qualcosa per la loro, la nostra città".

[04-03-2011]

 
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