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Il mistero buffo di Paolo Rossi

Al Vittoria il geniale attore rende omaggio all’opera teatrale di Dario Fo

Di Giuseppe Duca

Era il 1986 quando, nella prima stagione del Teatro Vittoria appena aperto dall’indimenticato Attilio Corsini, Paolo Rossi fu invitato a portare a Roma “Operaccia romantica”. Ora il geniale folletto della comicità d’autore ritorna su quel palcoscenico con “Mistero Buffo di Dario Fo” (P.S. Nell'umile versione pop), reduce da un mese di esauriti al Piccolo Teatro di Milano.  
 
Lo spettacolo è un omaggio all’amico e maestro col quale esordì nel 1978 e alla celebre opera che rivoluzionò la storia del teatro popolare in Italia e nel mondo, e nel contempo una rivisitazione aggiornata ai giorni nostri dei Misteri che raccontano la nostra epoca. "Mistero Buffo fa parte del mio dna di attore, l'ho visto centinaia di volte - racconta Rossi - ero tranquillo persino la prima volta che l'ho fatto, la scorsa stagione: lo recitavo e mi sembrava di averlo sempre recitato. Nello stesso tempo era per me un lavoro che poteva emozionarmi talmente da bloccarmi. Per fortuna avevo ben presente l'insegnamento di Dario: per rispettare un autore bisogna non rispettarlo. Così eccomi qua, con questo Dario Fo remix".

La narrazione drammaturgica viaggia su due percorsi paralleli: i racconti di Fo e quelli, inediti, di Rossi. La prospettiva del racconto è sempre quella della povera gente, gli umili, gli unici protagonisti veri del buono e cattivo tempo della nostra società di ieri e d’oggi, che nello spettacolo attualizza la figura del giullare medievale, interprete dei malumori del popolo verso i detentori del potere. Ogni sera diverso, recitato con il pubblico, è uno spettacolo ricco di cambi di registro, è un’allegoria che confonde i generi, la finzione con la realtà, i sogni del popolo con la cronaca. Un viaggio corale dove la musica si fa personaggio e anche drammaturgia, in continua interazione con l’azione scenica.
“La novità – continua l'attore - oltre al mio grammelot che ha un fondo giuliano, è l’attenzione ai testi storici per far riflettere, e con un ritmo più serrato di quello di Fo negli anni '70, perche' oggi, neurologicamente parlando, nessuno regge più di tre minuti di fila di attenzione, e allora devi ricorrere di continuo a effetti petardo. Quindi punto su cambi di registro tra comico e drammatico molto veloci, inaspettati, bruschi, violenti. Il più forte è affidato nel finale a Lucia Vasini, che entra per un'improvvisazione comica a due fulminante e in cui giochiamo a metterci in difficoltà e poi passa istantaneamente a rappresentare il lamento disperato di Maria sotto la Croce".

Come l’opera di Fo, anche il “Mistero Buffo” di Rossi ha quindi il comune obiettivo di recuperare le radici profonde del teatro popolare, i lazzi, i vecchi meccanismi d’improvvisazione, gli sketch,  i trucchi del mestiere, le storie e i canovacci. A questi aspetti della tradizione, intesa quale base per la costruzione di nuovi linguaggi, vanno aggiunti anche gli stimoli, le passioni e gli slanci delle epoche più creative, come gli anni Settanta, anni forti di progetti culturali ancora sospesi.

“Oggi sono anni peggiori e con più problemi – conclude - ma c'é molto meno fermento culturale e sociale. Gli spettatori in camerino mi dicono tutti che siamo ormai un paese di addormentati, ma non ce ne è uno che gli venga in mente di svegliare il vicino. Siamo diventati un popolo di gente che, mentre dorme, dice sto dormendo, il che è perlomeno curioso. Anche per questo nel mio spettacolo è detto chiaramente che non si può più solo puntare il dito, ama bisogna mettersi in gioco in prima persona. Io l'ho fatto, partendo dal mio lavoro, rivolgendomi ai giovani, creando laboratori, facendo delle scelte non facili e per le quali mi aspettavo solidarietà, che c'é stata molto poco, anzi…".

Le musiche sono composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila con la regia di Carolina De La Calle Casanova.

Lo spettacolo resterà in scena al Teatro Vittoria fino al 20 marzo.

[03-03-2011]

 
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