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La Medusa del Bernini in Cina

da Roma a Pechino

Il busto di Medusa del Bernini

Il Busto di Medusa scolpito da Gian Lorenzo Bernini e conservato ai Musei Capitolini ha raggiunto la Cina dove resterà esposto fino al 1° aprile 2007 presso il Capital Museum di Pechino.

Tra le numerose manifestazioni che racconteranno la cultura italiana in Oriente, l’esposizione del busto ritratto di Medusa rappresenta un evento straordinario. Restaurata tra giugno e ottobre 2006 grazie al contributo della Federazione Italiana Tabaccai & Logista Italia nell’ambito del progetto Fit per l'Arte e la Cultura, la scultura è stata riportata al suo originario splendore restituendo al pubblico l’immaginario attimo della sua trasformazione in candido marmo.

Il restauro del Busto di Medusa, partito dall’accurata rilevazione dello stato di conservazione e della tecnica di lavorazione del marmo, ha messo in campo raffinate indagini diagnostiche non distruttive per indagare le tracce di quella che poteva essere riconosciuta come una patina originale ed intenzionale della scultura, da identificare e conservare come parte integrante dell’opera d’arte. La scultura, realizzata in un marmo bianco di Carrara brillante e dalle trasparenze quasi alabastrine, era in discreto stato di conservazione se si eccettuano le antiche, numerose lacune nella zona della capigliatura e dei serpenti - solo in parte restaurate nel corso del XVII e XVIII secolo - i segni di piccoli traumi puntiformi sul volto e due lesioni non passanti sul naso e sulla breve porzione di petto. Le superfici della scultura, ricoperte da polveri e particellato atmosferico, erano offuscate dall’alterazione della cera microcristallina applicata come protettivo finale in un precedente restauro. Su alcuni dei serpenti che incorniciano il volto di Medusa, dove la pelle dei rettili ha una superficie scabra ed opaca, così come sul viso, su parte del collo e della breve porzione di petto, dove si alternano zone rifinite a raspa fine ad ampie zone levigate e in parte poi lucidate, era evidente la presenza di una patina che donava alle superfici una tonalità più calda e ambrata che andava ad accentuare aree circoscritte del modellato, mentre alcune zone del volto, completamente prive di patina, risaltavano per il candore della marmo non trattato. Narra Ovidio che Medusa, la più bella e mortale delle Gorgoni, aveva il potere di pietrificare chiunque osasse incrociare il suo sguardo. Sorpresa nel sonno, Perseo riuscì a troncarle la testa guardando l’immagine riflessa nello scudo di bronzo donatogli da Minerva. L’eroe, dopo aver liberato Andromeda e sconfitto Fineo grazie all’intatto potere pietrificante della testa di Medusa, ne fece dono a Minerva che la pose ad ornamento della sua egida, e poi del suo scudo, come terribile arma per sconfiggere i nemici della ragione e della sapienza, virtù da lei incarnate. Di qui l’uso antichissimo, ripreso nel Rinascimento, di ornare corazze e scudi con la Testa di Medusa, mostro invincibile che incute terrore, ma anche simbolo sapienziale della virtù e saggezza di chi impugna lo scudo. Nel Busto di Medusa dei Musei Capitolini Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), scartando la raffigurazione della testa troncata e sanguinante di Medusa proposta dalla scultura classica, rinascimentale e manierista, scolpisce un vero e proprio busto-ritratto di Medusa, vivente, fermata nel momento transitorio di una singolare “metamorfosi”. Il mito ovidiano nel quale Minerva trasformava per punizione i meravigliosi capelli biondi di Medusa in orride serpi, condannandola a divenire a sua volta terribile strumento di morte, viene rovesciato per esaltare le qualità mimetiche della scultura. Non è la Gorgone ad impietrire con lo sguardo i  suoi nemici, ma è Medusa che, cogliendo per fatale errore la sua immagine riflessa, si sta trasformando in marmo sotto i nostri occhi. La scultura di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), donata al Campidoglio nel 1731, fu probabilmente realizzata nei primi anni di pontificato di papa Innocenzo X , tra il 1644 e il 1648.

Coco Stefania

[29-03-2007]

 
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