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Murata l'ex ambasciata somala in via dei Villini

Alemanno "prima di questo accordo era impossibile intervenire"

Dopo lo stupro di venerdì sera all’ex ambasciata somala, occupata per anni dai rifugiati politici della Somalia, sembrava che l’edificio di via dei Villini dovesse tornare ad ospitare gli uffici dei diplomatici. Invece l’annuncio dell’impossibilità da parte dell’ambasciatore somalo di gestire e mantenere la sicurezza dello stabile ha cambiato in corsa il destino della struttura, per la quale il Campidoglio ha disposto la muratura. Così stamattina, alla presenza del sindaco Alemanno, porte e finestre dell’ex ambasciata sono state chiuse con i mattoni, per impedire nuove occupazioni abusive.

"È importante che alla fine si sia raggiunto un accordo con l'ambasciata somala e la Farnesina per permettere questo intervento - dice il sindaco Gianni Alemanno - prima di questo accordo non era possibile intervenire, perchè questo territorio è fuori dalla giurisdizione non solo del Comune di Roma, ma anche dello Stato italiano". Al fianco del sindaco l'ambasciatore della Somalia, Hassan Hussein, che non rilascia dichiarazioni. Perciò è Alemanno a spiegare: "Stiamo procedendo alla chiusura totale e alla messa in sicurezza dell'edificio, in attesa che l'ambasciata somalo lo venda o lo ripristini completamente".

Lo scarto tra come era l’edificio fino a pochi giorni fa e come si presentava stamattina  è grande. I locali sono stati sgomberati, rimangono solo alcune stanze ancora da ripulire. L’odore che domina è quello del disinfettante. Gran parte di quello che è stato ammassato in anni di occupazione è stato radunato nel cortile retrostante, ma a tenere banco è anche la sorte delle decine di rifugiati somali sgomberati venerdì sera, poche ore dopo lo stupro.
 
 

[02-03-2011]

 
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