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Madre di Vebano: "Comprarono testimone"

chi fornì l'identikit, "ritrattò subito dopo per soldi"

Trentuno anni dopo l'uccisione di Valerio Verbano, ripartono le indagini sulla sua morte. Lo studente romano di 19 anni militante del Comitato Lotta Valmelaina (Autonomia operaia), fu aggredito a morte a casa dei genitori il 22 febbraio 1980. Recentemente sono stati rilevati elementi importanti che fanno sperare nella scoperta della verità, alla cui ricerca ha da sempre contribuito tenacemente la madre Carla Zappelli Verbano, oggi ottantasettenne. 

"Sono contenta, sì, che il caso venga riaperto. È già un anno e mezzo che i magistrati lavorano in silenzio", ha affermato la madre di Valerio, in attesa dei risultati di un esame importante: quello del Dna recuperato su un paio di occhiali e un bottone trovati in casa Verbano, e che non appartengono né a Valerio né al marito di Carla. Tra circa dieci giorni si scopriranno gli esiti della prova scientifica.

Nel frattempo, ai microfoni di Radio24 e alla luce delle importanti novità, la Zappelli ha fornito ulteriori indicazioni sulla morte del figlio e lanciato nuove accuse: "Al testimone che fece l'identikit comprarono una casa per ritrattare tutto, lui si giustificò con mio marito e gli disse che aveva paura perché aveva un figlio".  La signora ha fatto riferimento all'inquilino del piano superiore, sulla cui base fu disegnato l'identikit di due aggressori. "Ero riuscita a slegarmi - ricorda - e ad arrivare all'ingresso in tempo per vedere che a mio figlio usciva un rigagnolo di sangue dalla bocca e sussurrava: 'Aiuto mamma, aiuto' e io non ho potuto dargli nessun aiuto. Arrivarono i vicini, ci slegarono e ci tolsero il bavaglio dalla bocca. L'inquilino del piano di sopra stava salendo le scale e fu lui a fare l'identikit di due di loro".

La madre di Valerio ha aggiunto: "L'aggressore che stava in camera con me, e che avevo intravisto quando aprii alla porta, era un biondo con i capelli ricci e un altro, che entrava nella nostra camera per chiedere al compare come andava, era piccoletto".
Poi però la presunta ritrattazione: "Alle otto di sera, il vicino testimone ci telefonò e disse a mio marito che era tornato in questura e aveva ritrattato tutto perchè aveva paura. Dopo un mese questo signore si trasferì e ci dissero che aveva comprato una casa pagandola in contanti. Al testimone, contattato il giorno stesso, diedero una somma per stare zitto e ritrattare: un semplice impiegato non poteva di certo pagarsi un appartamento del genere", sostiene la donna.

Il punto centrale dell'indagine è stato per anni il dossier realizzato da Valerio Verbano – svariati quaderni, agende e fotografie- sui militanti di destra del triangolo Trieste-Salario, Talenti e Montesacro che fu sequestrato in casa sua e poi manomesso. In un recente articolo del Corriere della sera se ne annunciava il ritrovamento integrale. A questo proposito la signora Verbano spiega: "Quello che hanno ritrovato o è una fotocopia dell'originale che aveva Valerio a casa o un'altra copia, perchè all'originale di Valerio avevano strappato molte pagine: quando me lo mostrarono era ridotto a un quadernetto piccolo. Quello che ho visto sul Corriere della sera corrisponde alla calligrafia di mio figlio e di un suo amico che è morto". Dopo 31 anni, Carla Verbano può tornare a sperare: "Fra due mesi avrò 87 anni e ho fiducia finalmente. Voglio combattere ancora per la verità".
 
 

[01-03-2011]

 
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