Giornale di informazione di Roma - Martedi 12 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Altre di Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema » Altre di Cinema
 
 

Incontro con regista e cast de "Il Gioiellino"

Dal 4 Marzo in sala il film ispirato al Caso Parmalat

In uscita in centosettanta copie nelle sale italiane dal prossimo 4 Marzo, “Il Gioiellino” di Andrea Molaioli è già noto come “il film su Caso Parmalat” anche se regista e sceneggiatori hanno più volte precisato come le vicende dell’azienda di Collecchio– il più grave caso italiano di bancarotta fraudolenta che ha portato al rinvio a giudizio di ventinove imputati e alla condanna definitiva di nove persone, tra cui il patron dell’azienda Calisto Tanzi - abbiano solo “ispirato” il film.

Molaioli e i co-sceneggiatori Ludovica Rampoldi e Gabriele Romagnoli scelgono di raccontare la vicenda come una cupa discesa nelle psicologie dissociate dei più alti dirigenti della Leda, società a conduzione familiare in apparente espansione e con importanti appoggi politici, guidata dal titolare Amanzio Rastelli (Remo Girone) e dal direttore finanziario Ernesto Botta (Toni Servillo).

Regista, sceneggiatori, cast e produttori incontrano la stampa in occasione della presentazione del film.

Il crac della Parmalat ha condotto sul lastrico moltissime famiglie di risparmiatori che avevano deciso di investire nei bond della società. Come mai il film non accenna a questo persone?

Andrea Molaioli: Potrei rispondere molto semplicemente a questa domanda dicendo che il nostro film si ferma alla scoperta del crac, un attimo prima che la sua ricaduta si manifesti in tutta la sua gravità sugli investitori privati.
In realtà la risposta è più complessa: non ci interessava fare un film sul caso Parmalat, ma usare un evento paradigmatico del familismo imprenditoriale italiano per raccontare alcune caratteristiche del nostro paese.
Abbiamo deciso di organizzare il racconto all’interno delle stanze della Leda, stanze in cui i piccoli investitori non sono mai entrati e, anche se nel film ci sono molti episodi ispirati ai fatti emersi nei processi a carico dei dirigenti Parmalat, non volevamo limitarci a raccontare solo quella storia: credo che sia drammaturgicamente più interessante raccontare una storia attraverso i personaggi.

Nel film Amanzio Rastelli possiede una squadra di calcio e, quando il deficit finanziario dell’azienda diventa ingestibile, va a cercare aiuto a un Presidente del Consiglio che – in tutta risposta – gli chiede di cedere uno dei suoi attaccanti …

AM: Alcune fonti ci hanno raccontato di questo episodio in cui pare che Berlusconi chiese a Tanzi di cedere Gilardino al Milan. Ci è sembrato interessante inserirlo nel film, per sottolineare anche l’improvvisa solitudine di un uomo fino a quel momento sostenuto da molte amicizie.
Anche in questo caso, però, l’episodio legato al mondo del calcio va oltre i fatti concreti: per tutti gli imprenditori italiani avere la propria squadra è un formidabile biglietto da visita e abbiamo inserito l’elemento calcistico per rappresentare meglio quel mondo.

Durante la preparazione del film, quali aspetti delle vicende recenti dell’economia italiana vi hanno colpito maggiormente?

Ludovica Rampoldi: Quando abbiamo iniziato a documentarci per il film era appena scoppiato negli Stati Uniti lo scandalo Enron, che aveva rovinato molte famiglie di piccoli risparmiatori. In quel caso gli amministratori, che pure avevano nascosto la reale situazione finanziaria del gruppo e si erano arricchiti illecitamente, non avevano mai fatto mistero di considerare il denaro l’unico valore reale della nostra  società.
Il caso della Parmalat è stato, sotto questo aspetto, completamente diverso: nel film il personaggio di Rastelli sottolinea più volte che le sue azioni, e la sua azienda, sono guidate da “valori”.
 Mi ha colpito questo atteggiamento di dissociazione, per cui i dirigenti della Leda possono da un lato guardare in faccia il fallimento e continuare a dire che va tutto bene e dall’altro dichiarare quasi un disprezzo per il denaro, mentre accumulano enormi ricchezze.

Lavorando su ruoli in parte ispirati a persone reali, come avete cercato di sviluppare i personaggi di Rastelli e Botta?

Toni Servillo: Tra i due, il mio personaggio è quello che è stato meno esposto, in ogni caso Andrea ha scelto di lavorare sulla quotidianità, evitando di appiattirsi sulla cronaca. E’ nella quotidianità che tutti questi personaggi elaborano le loro strategie per gestire la finanza della società, e anche la loro coscienza.
Nella mia carriera cinematografica ho avuto il privilegio di interpretare vari ruoli che mettono in luce quanto sia forte, nel periodo in cui viviamo, il rapporto tra denaro e potere e quando il denaro influenzi anche i nostri sentimenti.

Remo Girone: Personalmente mi trovo sempre meglio a lavorare con un regista che ha anche scritto il film. Andrea aveva delle idee molto chiare sulla storia e su chi dovevano essere i personaggi principali, non è stato difficile seguire il copione e il regista.

Sara Felberbaum: Il mio personaggio è l’unico completamente inventato, una ragazza capace di dividere i sentimenti dall’interesse e pronta a interrompere una relazione nel momento in cui la sua attenzione è richiamata da altro.

Nel film c’è un costante riferimento ai “valori”, tra cui anche la religione …

AM: Mi interessava girare un film su un caso che avesse molti aspetti in comune con analoghe vicende internazionali ma che, allo stesso tempo, avesse delle caratteristiche squisitamente italiane e quasi folcloristiche.
Ho notato che l’elemento mistico-religioso è molto forte in quelle persone che, professandosi “portatori di valori”, continuano a vedersi come benefattori e giustificano le proprie azioni perché guidati – a loro dire – - dal desiderio di proteggere i loro dipendenti. Inoltre, il richiamo a valori religiosi ha ancora, in Italia e non solo, un impatto molto efficace nel mondo della comunicazione.

FD.

 
 

[01-03-2011]

 
Lascia il tuo commento