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Marino offre un assessorato a M5S, ma Grillo boccia l'ipotesi: "Non facciamo alleanze"

Il candidato grillino De Vito aveva avviato una consultazione on line sull'ipotesi, subito bocciata da Grillo

di Enrico Ferrara

Sono mesi ormai che il copione si ripete sempre uguale
. Ad un Pd che vince senza sbaragliare o che si trova nelle condizioni di dovere includere perché non autosufficiente o perché consapevole dei limiti di una solitudine deleteria, corrisponde un Movimento 5 Stelle manicheo – qualcuno lo definì ad aprile “neo-talebano” – che continua a rifiutare qualunque proposta di collaborazione politica. Facendosi, così, relegare dai partiti, a pezzi ma non ancora del tutto finiti, in una posizione di sterilità inconcludente.


«Se votate Rodotà, vedrete che si apriranno praterie», diceva Grillo solo poche settimane fa, rivolto a quelli del Pd, in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica. Alla fine, Rodotà non fu, arrivarono le larghe intese e la condanna ad una posizione di minorità.

Eppure, se a Montecitorio è apparso sin da subito impossibile avviare qualsiasi forma di collaborazione o di proficua cooperazione, sembrava che, almeno in ambito locale, il modello siciliano, dove la giunta Crocetta è sostenuta anche dai pentastellati, potesse essere replicato.

E in fondo, è quello che De Vito, candidato a sindaco del M5S, ha sempre sperato per Roma. Fino a quando la proposta di Marino di concedere ad una donna del movimento un assessorato – quello per la Legalità e sicurezza - non è arrivata davvero e con essa la chiusura definitiva dello stesso Grillo, che ha portato nuove polemiche sulle regole del movimento, sul ruolo del megafono-leader che non si può mettere in discussione e sulla opportunità di avviare finalmente la fase dello scongelamento.

La scomunica arriva direttamente da Grillo: un post sul sito per ricordare le regole del movimento e per stigmatizzare l’iniziativa di De Vito, che aveva aperto una consultazione on line, per coinvolgere i militanti romani, chiamati a esprimersi sull’opportunità o meno di acconsentire alla proposta e per proporre eventuali personalità. Doveva essere un esempio di partecipazione e trasparenza, un’occasione per avviare lo scongelamento politico.

E invece no. Non se ne fa nulla. Dura la risposta di Grillo, che lapidario scrive: “In merito ad alcune iniziative dei consiglieri comunali di Roma si ribadisce che il Movimento 5 Stelle non fa alleanze, né palesi né tantomeno mascherate, con alcun partito, ma vota le proposte presenti nel suo programma. L’unica base dati certificata coincidente con gli attivisti M5S e con potere deliberativo è quella nazionale che si è espressa durante le Parlamentarie e le Quirinarie e quindi il voto chiesto da De Vito on line non ha alcun valore“.

Eppure quelle regole, che sanciscono il divieto di allearsi con i partiti, mai sono state effettivamente codificate come tali e di esse non v’è traccia né nel Non Statuto né nel programma. Solo vecchi post del comico, datati fine 2012, facevano riferimento alla volontà di non allearsi con alcuno schieramento.

Intanto, i militanti si dividono. C’è chi vorrebbe che il Movimento finalmente partecipasse e non sprecasse l’ennesima occasione, chi invece ritiene la mossa di Marino furba e ipocrita. La polemica finisce per riaprire ferite aperte e casi mai archiviati. Come l’utilizzo dei portali locali per dialogare con i cittadini, mai attivati da Grillo e sempre rinviati. D’altronde gli impegni sono troppi: tra un’espulsione e un’invettiva rimane poco tempo per pensare alla democrazia. Quella interna.

 
@enricoferrara1

[25-06-2013]

 
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