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I Presidenti delle Camere sono stati eletti, ma ha perso la politica

Alla quarta elezione il Pd riesce a far eleggere Boldrini e Grasso. Ora,il dialogo sarà più difficile

Di Enrico Ferrara

Con l'elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento, ieri, è stata scritta la prima pagina politica della nuova legislatura. Una partenza in affanno, a tratti tumultuosa e sofferta, che ha portato solo alla quarta elezione l'ex magistrato anti-mafia, Pietro Grasso, e la funzionaria delle Nazioni Unite, Laura Boldrini, a ricoprire rispettivamente la seconda e la terza piú alta carica dello Stato.

Personalità di qualità e di indubbio spessore, proposte dal Partito Democratico per superare l'impasse iniziale, dopo aver constatato l'impossibilitá di raggiungere con le altre forze politiche accordi e nomine condivise. Un'elezione che, peró, segna contemporaneamente una frattura e una distanza netta dalla politica. A sottolinearlo sono le biografie dei due presidenti appena eletti, nella cui vita professionale l'impegno politico non ha trovato mai spazio.

É significativo che per la prima volta non salgano agli ambiti scranni eminenti e rodati professionisti della politica: segnale inecquivocabile della necessità di ritrovare una comunione e una vicinanza, non solo ideale, con i cittadini, che da tempo non si sentono rappresentati nè si riconoscono nel professionismo della politica. Altresí segna, peró, una sconfitta di quest'ultima: incapace di trovare accanto a sè e al proprio interno una degna rappresentanza in grado di guidare il cambiamento auspicato e che sia ricosciuta tale.

Un'elezione di rassegnazione, quella di ieri. Amara come la contezza di dover prendere le distanze dai calcoli e dai sottili equilibri fra parti, perchè si possa tornare al dialogo. Ha perso la politica, ma ha perso anche la linea politica della segreteria di Bersani, che fino all'ultimo ha tentato una convergenza sulle prime proposte, Franceschini e Finocchiaro, quasi dimenticando, con la consueta arroganza democrat, di non aver vinto le elezioni e di non avere la forza di imporre alcunchè. Un Pd diviso e fratturato al suo interno ha dovuto, alla fine, cedere alla novità di due personalità di rottura, certi comunque di aver mosso una pedina politica strategica, magari proprio in vista del voto di fiducia che dovrà venire.

La mossa di ieri sortirà i suoi pericolosi effetti domani: ha sacrificato sull'altare di un cambiamento necessario, ma imposto e non condiviso, ogni possibile scenario futuro di avvicinamento o dialogo con il centro di Monti e il Pdl. Il Movimento 5 Stelle ne esce disorientato e incerto, stretto nell'angusto dilemma che vede contrapporsi la libertà di coscienza alle direttive di un leader, che c'è ma non si vede. É una china faticosa quella che porterà il governo, se mai potrá formarsi, a chiedere la fiducia del parlamento. Peccato che da ieri essa appare sempre più impervia.

Twitter@enricoferrara1

GRASSO: CONTINUERO' A CERCARE VERITA' E GIUSTIZIA DA QUESTO SCRANNO



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[17-03-2013]

 
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