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Storie Metropolitane
 
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Odissea alle poste, solo un brutto sogno?

In una sola mattina il viaggio in quattro uffici postali diversi per ottenere (senza riuscirci) una copia di una ricevuta di ritorno di una raccomandata

di Antonio Bella

Prologo - Vi auguro di non dover mai richiedere alle Poste la copia di una ricevuta di ritorno di una raccomandata. La ricevuta può infatti essere smarrita oppure non tornare al mittente per vari motivi. Ma chi la invia ha il diritto di ottenere una copia dalle Poste. Ecco la mia odissea: dopo aver inviato quattro raccomandate con ricevuta di ritorno a mittenti diversi ho aspettato pazientemente la piccola cartolina bianca e blu che attesta l'avvenuta consegna. Le quattro cartoline non sono mai arrivate all'indirizzo da me indicato, pur avendo la certezza, da altri colleghi che avevano effettuato l'invio insieme a me, che la lettere era state consegnate. Avendo quindi assoluto bisongo della ricevuta di ritorno per questioni legali, sono subito andato all'ufficio postale vicino alla mia residenza, dove sarebbero dovute arrivare le ricevute d. L'ufficio in questione è a Casal Palocco, a sud di Roma.

"Scusi, potrei avere un duplicato della ricevuta di ritorno di queste raccomandate: numero 134545495 - 1345454487...". "No, guardi. Purtroppo non forniamo più questo servizio -risponde una giovane dipendente allo sportello- deve andare all'ufficio da dove ha inviato le raccomandate". Ok, secondo viaggio. Mi sposto di circa 15 chilometri e arrivo alla Posta centrale di via Beethoven, all'Eur. Da qui sono state timbrate, prima di partire, le famose quattro raccomandate. "Dai numeri posso risalire al percorso. Sono tutte arrivate a destinazione e state consegnate", mi spiega un 30enne sorridente allo sportello di via Beethoven. "Sì lo so. Può farmi una copia delle ricevute di ritorno?". "Mi spiace, non possiamo più farlo. Una volta potevamo. Ora deve andare all'ufficio di smistamento". "E' dov'è l'ufficio di smistamento?", chiedo. "Dipende dalla destinazione della raccomandata". "Ma sono quattro destinazioni diverse". "Mi spiace", dice in tono commiserevole l'addetto. Il giovane mi passa un foglietto in cui è annotato a mano, in corrispondenza di ogni numero di raccomandata, una via ed un numero civico. Mi spiega che per ottenere le copia delle ricevute di ritorno devo girare questi tre uffici. Mi armo di pazienza, consapevole ormai di aver fatto tardi al lavoro. Avverto in redazione e punto ad uno dei tre indirizzi indicati dove potrei ottenere due delle quattro ricevute di ritorno.

Follia - L'ufficio di smistamento è a San Paolo, in via Baldelli 37. Non è il classico punto sportello per il pubblico. Appena entrato incrocio tre o quattro postini che caricano e scaricano pacchi e lettere commentando l'ultimo risultato calcistico. Mi consigliano di prendere l'ascensore e salire al primo piano. Salgo e mi trovo tra lunghi corridoi pieni di pacchi, merce, scatoloni e con addetti delle Poste che si affrettano in tutte le direzioni. Chiedo l'ennesima informazione. Mi indicano una porta. "Apra quella, c'è un corridoio. Seconda porta". "Veda se è arrivata la responsabile. Forse è troppo presto". Per me è tardi invece, penso. Sono le 9:30. Dovevo essere in redazione alle 9:00. Raggiungo finalmente l'ufficio indicato dopo aver oltrepassato, come mi è stato detto, una porta con su scritto "ingresso vietato ai non addetti". C'è una porta a vetri. Dentro la dipendente delle poste è al cellulare. Mi affaccio per farmi vedere. Una donna riccia e mora sui 45 anni mi fa cenno col dito di aspettare. Dopo qualche minuto, una volta terminata la telefonata, finalmente apre. Ripeto per l'ennesima volta di cosa avrei bisogno. "Guardi, cerco di venirle incontro. Le faccio questo favore ma mi deve dare il modello che ha compilato all'invio della raccomandata". "L'originale è in mano all'avvocato. Sa, abbiamo fatto una querela". Sono sempre più stanco e scoraggiato. E' tardi. Ho la macchina in doppia fila. "Ci serve perché dobbiamo avere la certezza che è lei ad aver inviato la raccomandata". "Ma scusi, non posso fare un'autocertificazione?". "No, non ha idea delle persone che vengono qui e si prendono le ricevute di altri". "No, non ho proprio idea. -penso ad alta voce- Ma potete farmela subito la copia?". "Sì, ma mi serve il modello d'invio. Lo faccia mandare al nostro fax dall'avvocato". "Deve compilare questo modulo però". Mi mette ad un tavolino, mi passa la penna. Pure il modulo. Pure l'avvocato. Pure il fax. Che palle ora mi tocca chiamarlo. Ma che è uno scherzo?. Mentre compilo il modulo ormai svogliato e totalmente rassegnato arriva una donna sulla sessantina, bionda con la coda raccolta, occhi chiari. "Qual'è il problema?". Esordisce con una voce squillante. "Buongiorno, è tutta la mattina che cerco di ottenere le cop...". "E cosa crede che qui stiamo giocando?!". Il tono della voce sale. "Lo sa che c'è una procedura da seguire?". "Sì, certo. E' solo che è da questa mattina che giro e mi pare che il sistema per ottenere queste copie sia un po' contorto". Replico sempre più infastidito. "Il sistema funziona benissimo". Dice la bionda funzionaria delle poste sempre più rigida e ritta in piedi. "Funzionerà bene ma io sto perdendo un sacco di tempo". Replico. "E' colpa sua che non si informa bene -continua la dipendente delle Poste-. Doveva chiamare il numero verde". Sì, ci mancava il numero verde con la musichetta e tutto. "Che cosa vuole. E poi come si permette di lamentarsi! Potrebbe essere mio figlio! Io ho 60 anni! Quanti anni ha lei? Eh?". La 60enne con la coda bionda sembra una tigre, mi urla contro con una tale aggressività da rendermi inerme. "Scusi ma che io abbia 20-30 o 40 anni che cosa cambia? Secondo me il sistema non funziona bene. Non è certo colpa vostra. Ho vissuto un anno in Svezia e lì non c'era tutta questa burocrazia". Mantengo miracolosamente la calma ed il mio tono di voce resta normale.  Mi trattengo dal mandare a quel paese la tigrona bionda 60enne paladina delle Poste italiane. "E perché non ci è restato in Svezia!?. Lì sono quattro gatti. Lei non immagina quante raccomandate abbiamo qui!". Mi sputa addosso queste ultime parole e sbofonchiando esce dalla stanza sprizzando negatività. Ma guarda te chi mi doveva capitare. L'ex sessantottina aggressiva e femminista che non accetta il povero cliente scoraggiato che gira l'ennesimo ufficio. E' sempre più tardi e sono ormai vicino alla resa. A lasciare tutto, riprendere l'auto posteggiata in doppia fila in via Baldelli ed andare in redazione per iniziare la giornata lavorativa. "Mi sono accorta che queste raccomandate non sono di nostra competenza -mi dice la mora con gli occhiali sulla punta del naso- Deve andare al piano di sopra. Ufficio Eur, questo è Ostiense". Sentenza emessa. Chiude la porta a vetri e mi invita ad uscire dalla stanza.

Stupore - Mi allontano con piacere dalla stanza dei "non risolvo problemi" e continuo, salendo di un piano, nella mia odissea postale mattutina. Senza alcuna speranza mi avvicino all'ennesimo ufficio. Stessa porta a vetri. C'è un uomo. Mi dice di aspettare la responsabile. Dal corridoio vedo una signora minuta, dai capelli bruni con gli occhiali fini sul naso. "Buongiorno. Le spiego cosa mi servirebbe". Con grande pazienza ripeto la tiritera dall'inizio come se fosse la prima volta. "Allora, le copie delle ricevute non possiamo fargliele subito - mi dice pacatamente - ma se mi dà i numeri d'identificazione delle raccomandate le inviamo i duplicati delle ricevute a casa". "Ma... non serve il modello d'invio? Sopra mi hanno dato altre informazioni. Avete metodi diversi?". Il mio volto è un mix tra lo stupefatto e il divertito. "Eh sì. Lo sa, qui ognuno lavora come vuole". Replica sorridendo. "Purtroppo il sistema non funziona molto bene. Lei ha ragione. -continua la donna minuta- Dovrebbe essere snellito. Colpa dei nostri manager". Incredibile. E' un sogno. E' l'opposto di giù. Fornisco i numeri identificativi delle raccomandate. La donna stampa per ogni raccomandata una serie di fogli che, mi spiega, hanno valore "probatorio" e in attesa delle copie posso consegnarli all'avvocato. Mi sorride ancora mentre con lentezza mi porge i documenti. Probabilmente è una donna molto pignola sul lavoro. "Grazie". Mi congedo e me ne vado con in mano il bottino: il percorso delle quattro raccomandate spillato in quattro gruppi di fogli. Recupero la macchina in doppia fila. Sono le 10:00. Dalla redazione arriva la telefonata che m'aspettavo. "Alle 10:30 devi essere a piazza di Spagna. C'è un flash mob". "Ok, corro". Chiudo la telefonata. Ingrano la prima e vado via sgasando. In eterno ritardo. Mentre ripenso all'aggressione verbale della repressa e presuntuosa ex sessantottina punto alla fermata di San Paolo. Mi aspetta la metro B da me ribattezzata la "carrozza del carro bestiame". Maledico le poste, le ricevute di ritorno, la burocrazia e le raccomandate. Nel penultimo vagone della metro siamo in piedi come tante sardine. Sì, forse era meglio rimanere in Svezia.

[25-11-2012]

 
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