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Motori, benzina e pizza

Se la necessitÓ diventa amore

di Luca Siliquini

Parlare di chi ce l'ha fatta non è sempre facile. Eppure, in molti casi, è gratificante. Massimiliano, detto Iano, ha 38 anni, ed è un professionista da circa venti. Fare il pizzaiolo non sembrava il suo futuro. Semplicemente, lo è diventato. Lo è diventato perché non si è arreso. Ecco la ragione per cuila sua storia è un piccolo incoraggiamento. A prendere in mano le redini della vita.

Iano, due parole per iniziare.

«Quasi una barzelletta, in effetti. Ho fatto il meccanico, poi il benzinaio. Finché non ho perso il posto di lavoro. Accadeva all’incirca nel 1998. Paradossalmente, in quello stesso periodo, mi fu regalato un motorino. Ringrazio ancora quella persona».

Di chi parliamo?

«Un parroco. Senza aggiungere altro».

Apprezzando la discrezione, come prosegue la storia?

«Avevo un motorino. Almeno potevo fare consegne. Così, mi viene consigliata una pizzeria. Insomma, inizio un altro lavoro. Totalmente diverso, ma pur sempre un lavoro. Nonostante ciò, ero scontento. Mi pagavano poco, e sapevo di poter fare di più».

A quel punto?

«Un giorno incontro un amico che mi parla di un altro locale. Non dimenticherò mai il momento in cui sono entrato in quel posto. Diplomi, attestati di ogni genere. Il proprietario era un pizzaiolo acrobatico. Un professionista, naturalmente. Sorrido ancora se penso all’impressione iniziale…»

Perché?

«In sala non c’era titolo che non riportasse “primo”, “primo”, “primo”. ‘Ma ti chiami Primo?’, la mia battuta per rompere il ghiaccio. ‘No, Massimiliano’, la sua risposta mentre mi parla e continua a far roteare una pizza con la mano sinistra. Fatto è che era “primo” in tutti i campionati che aveva affrontato. Massimiliano. Proprio come me. Forse un segno del destino. Comunque, ricomincio daccapo per lui. Con le consegne».

E stavolta?

«I primi due giorni sono stati infernali. Ho subìto la pioggia, bruciato il motorino, sono caduto più volte, ho consegnato le pizze in ritardo. Un disastro. Ma non mi interessava più di tanto. Ero arrivato a una conclusione: più che lavorare per Massimiliano, dovevo imparare da Massimiliano. Così è stato».

Arriviamo al punto interessante.

«Entro in cucina a tutti gli effetti. Di stipendio, per parecchi mesi, neanche l’ombra. In compenso, imparo in toto l’arte che mi ha cambiato la vita. Mi sarei potuto accontentare. Sarò fatto male, ma ancora non mi bastava. Sarebbe stato come rimanere mediocre».

Pizzaiolo acrobatico?

«Esatto. Nel 2011 faccio il primo campionato in Calabria. Mi piazzo al settimo posto tra 250 pizzaioli provenienti da tutta Italia. Secondo campionato, sesto posto. Poi arrivo quarto, e infine primo. Una gran soddisfazione».

Il punto di forza del tuo lavoro?

«La pizza bianca. È come il corpo di una donna».

Paragone un po’ azzardato?

«Non troppo. E senza sembrare presuntuoso, provare per credere».

Dopo quest’ultima battuta, non si può che rimanere incuriositi. Quantomeno, dall’arte di un professionista che mette anima e coraggio in ciò che fa.


Per info:

Bar - Pizzeria “California”

Largo Nino Franchellucci, 41/43

Tel: 340.8800781

 

 

[29-10-2015]

 
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