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La Grande Bellezza vince l'Oscar

Sorrentino ringrazia Servillo, Fellini, i Talking Heads, Martin Scorzese e Maradona

Neanche i gufi, e nel cinema italiano ce ne sono parecchi, hanno potuto togliere l’Oscar alla Grande Bellezza: il film di Sorrentino, stragrande favorito della vigilia, ha vinto neanche troppo in punta di piedi il riconoscimento cinematografico più ambito. Erano 15 anni che una pellicola italiana non si aggiudicava l’Oscar: l’ultimo, nel 1999, era stato La vita è bella di Roberto Benigni. Non senza tradire una certa emozione, al momento del ritiro Sorrentino ha voluto ringraziare, oltre ai suoi familiari e gli attori del film, primo fra tutti Toni Servillo, le sue 4 fonti di ispirazione: nell’ordine Fellini, i Talking Heads, Martin Scorsese e Diego Armando Maradona, dimostrando coraggio. Perché se Fellini ed i Talking Heads sono artisti apprezzati negli States e dall’academy, lo stesso non si può dire per Scorsese e per il giocatore più forte della storia del calcio: Maradona negli Stati Uniti è ospite indesiderato per le sue note idee politiche e Scorsese è la vittima preferita dell’Academy, che anche ieri notte lo ha lasciato a bocca asciutta.

Il film di Sorrentino ha battuto il palestinese Omar, il cambogiano the Missing Picture, il belga Alabama Monroe e, soprattutto, il Sospetto, film danese che fino all’ultimo ha avuto il ruolo di possibile guastafeste. Alla luce del trionfo, resta da capire se con Sorrentino abbia vinto il cinema italiano o la sua capacità ironica ed onirica di descrivere luoghi e personaggi, non senza una certa furbizia: più la seconda della prima, visto che il cinema italiano continua ad andare in direzione diametralmente opposta, facendo esclusivamente ridere e piangere più o meno volutamente, ma crea davvero poco. Speriamo che la vittoria della scorsa notte costituisca un punto di inizio e di riscatto per tutto il movimento anche se, e non è un caso, La Grande Bellezza narra proprio l’impareggiabile e inconfondibile incapacità, tutta italiana, di dare corpo alle speranze.

La recensione di Corriere Romano

[03-03-2014]

 
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