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Quote rosa, il match pacato De Gregorio-Mirabella

Al Teatro Argentina, il secondo appuntamento con "SingolaritÓ del femminile"

di Luca Siliquini

Quante donne, ad oggi, occupano posizioni di rilievo nel mondo del lavoro? Specialmente in Italia? L’emancipazione femminile può considerarsi un dato di fatto o è ben al di là da venire? E in che modo, eventualmente,  le donne subiscono maggiori pressioni rispetto gli uomini soltanto per il fatto di essere tali? Queste le domande che hanno animato il dibattito avvenuto ieri al Teatro argentina, al quale hanno partecipato Concita De Gregorio e Michele Mirabella, alla presenza della giornalista/moderatrice Emilia Costantini. Un confronto che non ha mancato sollevare dubbi e perplessità su come l’universo femminile tenda ancora ad oggi a essere emarginato – almeno in parte – da certi “poteri forti”. In nome di un’uguaglianza di sessi e diritti che, di fatto, uguaglianza non è. E se si parla a gran voce di quote rosa, di direttive per integrare in maniera più incisiva le donne negli ambienti lavorativi, queste stesse direttive vengono poi seriamente applicate? Senza dubbio i passi da fare sono molti. In particolar modo, se ci si vuole considerare a tutti gli effetti un paese europeo e degno di essere chiamato tale.

Concita De Gregorio, affermata giornalista, scrittrice e conduttrice, ha spesso dedicato la sua attenzione ai problemi e alle emergenze sociali e lavorative che riguardano le donne. Oltre ad essere una delle fondatrici del movimento Se non ora quando, gran parte della sua attività giornalistica è sempre stata attenta nel denunciare i fenomeni di violenza, prevaricazione, ingiustizia e abuso. Anche al centro del suo testo teatrale Malamore, interpretato da Lucrezia Lante della Rovere, ha sentito il bisogno di raccontare storie ordinarie e straordinarie di donne e del loro non facile rapporto con gli uomini. «Le donne – scrive la De Gregorio – hanno più confidenza con il dolore. È un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da essere quasi amico…». Sposata e madre di quattro figli maschi, la giornalista deve conciliare, come del resto tante altre donne, la sua movimentata vita professionale con quella privata e domestica: è possibile coniugare femminilità e mente, impegno lavorativo e famiglia, amore materno-coniugale e ambizione?

Al punto di vista della De Gregorio ha dunque fatto da contraltare Michele Mirabella, celebre personaggio televisivo, scrittore e drammaturgo, a cui è stato affidato il compito di commentare, riflettere, rintuzzare, controbattere e anche polemizzare con quanto affermato dalla protagonista femminile. Perché le donne devono sempre confrontarsi con gli uomini. È giocoforza una legge del mondo, seppur non scritta. Mirabella è uno strenuo sostenitore dell’inutilità delle quote rosa. Ma non per questioni di sessismo, attenzione. Semplicemente, perché ritiene che la parità di sessi e diritti sia da considerarsi naturale. Che insomma il concetto di uguaglianza non debba essere “forzato” da qualsivoglia decreto, in quanto realtà vecchia come il mondo. Un po’ idealistico, purtroppo. Sebbene la tesi risulti mossa da nobili princìpi. «Ma se così fosse – replica in sostanza la De Gregorio –, perché in Italia non si vedono tutte queste donne alla direzione di un grande istituto bancario o di un’importante testata giornalistica?». Riflessione del tutto legittima.

Il secondo incontro della rassegna Singolarità del femminile, ciclo di conferenze fortemente voluto dalla giornalista Emilia Costantini, ha ieri offerto interessanti spunti di riflessione. Da aggiungere inoltre che il pubblico presente all’evento si è mostrato piuttosto dinamico e partecipativo nell’interagire con i protagonisti del dibattito. E parliamo di un pubblico misto, uomini e donne. Segnale evidente che certi temi stanno ormai a cuore a tutti. Fortunatamente.

[30-01-2014]

 
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