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"Le voci di dentro" chiude al Teatro Argentina

I fratelli Servillo si confrontano con un classico di De Filippo

di Rosario Sparti

Si concludono domani le repliche dello spettacolo che ha fatto registrare il tutto esaurito al teatro Argentina per tutta la durata della sua programmazione. Il ritorno di Toni Servillo, come regista e attore, al teatro di De Filippo, dopo la straordinaria messa in scena di "Sabato, domenica e lunedì" che, circa dieci anni fa, ha girato per i teatri di tutta Italia. Uno spettacolo di grande spessore, che ai tempi vide Paolo Sorrentino firmare la regia televisiva della registrazione per il piccolo schermo.

Dopo il successo ottenuto con il lavoro su Goldoni, ora il noto attore ha deciso di ritornare alla drammaturgia napoletana, mettendo in scena un testo di Eduardo quanto mai attuale. "Le voci di dentro" racconta la storia di Alberto Saporito, un apparecchiatore di feste popolari che vive con il fratello e lo zio, che finisce per accusare il suo vicino di omicidio a causa di un sogno che gli appare lucidissimo. Nonostante il carattere onirico dell'accusa, basterà pronunciare quelle parole infondate perché la sua famiglia e quella del vicino inizino a mostrare i dubbi, la sfiducia, le meschinerie che vi covano dentro.

Scritta nel 1948, accanto alle macerie del dopoguerra, la commedia è una delle più spietate e pessimistiche dell'opera del drammaturgo napoletano. Uno sguardo al vetriolo, come di consueto, sull'istituzione familiare e sulla perdita di valori delle nuove generazioni. Un racconto disincantato sul mondo, il cui unico rifugio dalla realtà appare essere il sogno - anche se non si fanno più i bei sogni a colori della gioventù - oppure il mutismo, alla ricerca d'un attimo di pace come evocato dal personaggio centrale di Zio Nicola.

Il rapporto inestricabile e ambiguo tra realtà e sogno è ben rappresentato da Servillo, che punta su una scenografia essenziale e un lavoro sul sonoro (interessante l'ingresso delle voci dalla realtà della Napoli popolare) efficace. Un testo che oggi assume un carattere ancor più apocalittico, seppur non mancano i sorrisi grazie a sapidi momenti umoristici. Il rapporto tra i due fratelli finisce ovviamente per assumere un colore ancor più personale dato che a rappresentarli sono Toni e Peppe Servillo, fratelli nella vita. Un ritorno a una drammaturgia popolare che sembra essere la più congeniale per il regista, uno spettacolo da non perdere.

[01-06-2013]

 
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