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Dal 16 al 28 aprile 2013, di scena al teatro Quirino "La governante"

Il Teatro Stabile di Catania propone un nuovo allestimento del capolavoro di Brancati

di Luca Siliquini

Anno di grazia 1952. "La governante" viene interdetta alle scene dalla censura in quanto “contraria alla morale”, e accende una querelle non solo letteraria e teatrale, ma civile e politica. Intolleranza, negazione della libertà di espressione, ipocrisia e perbenismo sono i punti focali di un dibattito che bolla come amorale questa splendida opera di Vitaliano Brancati. Nel sessantesimo anniversario della pubblicazione, lo Stabile di Catania propone un nuovo allestimento del capolavoro teatrale dello scrittore, negli anni oggetto di interessanti messinscene fin dalla prima edizione italiana, possibile finalmente solo in seguito alla soppressione dell’attività censoria - 1965, undici anni dopo la morte dell’autore, che aveva concepito il testo per la moglie Anna Proclemer -.

La regia della produzione etnea è affidata questa volta a Maurizio Scaparro, mentre scene e costumi sono di competenza di Santuzza Calì. Pippo Russo sigla le musiche, Franco Buzzanca le luci. Protagonisti di spicco Pippo Pattavina e Giovanna Di Rauso nel ruolo del titolo. Con loro agisce un cast di qualità che annovera Max Malatesta, Marcello Perracchio, Giovanni Guardiano, Valeria Contadino, Veronica Gentili, Chiara Seminara.

L’azione si svolge a Roma, in una ricca casa borghese. La governante francese Caterina Leher, charmante, colta e di fede calvinista, instaura un rapporto dialettico con il siciliano Leopoldo Platania, cattolico e severo capofamiglia, illuso di essersi integrato nella capitale e invece incapace di accettare un’etica diversa da quella in cui è cresciuto. Entrambi si struggono dentro, per colpe segrete: la prima vive l’omosessualità come peccato, l’altro sconta l’intransigenza moralistica mostrata alla figlia, morta suicida. Permissivo è invece Leopoldo nei confronti del figlio Enrico, che incarna il gallismo siculo ai danni della fragile moglie Elena. A frequentare assiduamente casa Platania è poi lo scrittore Alessandro Bonivaglia, intellettuale indolente ma lucido. Utilizzando un registro parodico e satirico che approda alla tragedia, l’autore descrive il clima oscurantista dell'Italia anni Cinquanta, laddove «l'odio per la cultura ha un ufficio apposito, che una volta si chiamava, con ironia involontaria, Ministero della Cultura Popolare e oggi Sottosegretariato per lo Spettacolo e le Informazioni». Il principale motivo del divieto censorio è da riscontrare in quest’esplicita accusa, mentre la materia “scabrosa” – l’omosessualità, per di più femminile, in quegli anni oggetto di riprovazione e tuttora non immune da discriminazioni – è descritta in maniera estremamente elegante e allusiva.

Come detto, quindi, Brancati punta il dito contro l’Ufficio Censura, retaggio del Ventennio, che la Repubblica manterrà fino agli anni Sessanta, di fatto ai fini di uno sterile conformismo culturale a cui l'autore in primis si oppone fieramente. Ed è lo stesso Brancati a indicare la chiave di lettura di una pièce fortemente polemica come "La governante": "La sostanza della vicenda", avverte nel pamphlet 'Ritorno alla censura', "è più la calunnia che l’amore fra due donne". In effetti il collaudato topos dell’inganno calunnioso è necessario per mettere a nudo fondamentalismi etnici e religiosi, responsabilità individuali e collettive. In altre parole, il procedere compulsivo dell'ossessione erotica svela ed esaspera dilemmi e prospettive ben al di sopra del "semplice" tema dell'omosessualità. Un’impostazione ricorrente in Brancati, da "Don Giovanni in Sicilia" a "Il bell’Antonio" a "Paolo il caldo".

"Moralità? La moralità italiana consiste tutta nel censurare. Non solo non vogliono leggere o andare a teatro, ma vogliono essere sicuri che nelle commedie che non vedono e nei libri che non leggono non ci sia nessuna delle cose che essi fanno tutto il giorno, e dicono.". Attraverso queste eccezionali parole che Brancati fa dire allo scrittore Alessandro Bonivaglia possiamo avere una chiave concreta di ciò che l'autore intende realmente comunicare. 

[09-04-2013]

 
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