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'IMMAGINARIO', la suggestiva rassegna dedicata all'opera di Marco Tirelli

Il poliedrico artista in mostra a Palazzo Poli fino al 5 maggio 2013

di Luca Siliquini

Si chiama 'IMMAGINARIO' la retrospettiva, a cura di Ludovico Pratesi, dedicata all'opera di Marco Tirelli (Roma, 1956), aperta al pubblico fino al 5 maggio 2013 a Palazzo Poli. La mostra si propone di presentare per la prima volta un aspetto inedito della ricerca di un artista che negli anni ha fatto della poliedricità il suo vero e proprio punto di forza. Disegni di formati diversi - alcuni dei quali saranno destinati alle collezioni dell'Istituto Nazionale per la Grafica - schizzi, progetti, bozzetti e tavole fotografiche, nonché diari personali ricchissimi di scritti, pensieri, suggestioni, schizzi e impressioni . Un viaggio tra parole e immagini per costruire un itinerario dove la natura, nel suo processo di evoluzione concettuale e creativa, è indiscussa protagonista. Lo stesso titolo richiama a una sorta di deposito di immagini, un intimistico archivio di modelli e frammenti da cui Tirelli trae ispirazione per i propri dipinti. Centinaia di soggetti, che vanno dagli oggetti d’uso quotidiano alle architetture, dagli animali alle mappe alle geometrie, per un'armonica quanto dirompente esplorazione che letteralmente travolge il visitatore di sala in sala. 
 
Lo stretto legame con la storia dell'arte, la ben nota distanza dalle mode culturali, la vicinanza a maestri del calibro di Piranesi, Morandi Dürer costituiscono l'incredibile fiume di suggestioni presente in 'IMMAGINARIO'. Per usare le parole dello stesso Tirelli, ci si trova di fronte a un "serbatoio d’immagini come fossero all’interno di un grande lago in cui i fiumi del vissuto confluiscono e le immagini sedimentano sul fondo, pronte a riemergere nel momento in cui qualcosa le riattivi. Una nuova esperienza può farle riaffiorare alla superficie del visibile".

"La mia attenzione si focalizza indiscutibilmente su Piranesi, figura con cui credo di avere molte affinità", spiega sempre Tirelli. "Lo considero uno dei più grandi artisti del passato, mi ritrovo molto nel suo pensiero, nella sua visione. Piranesi era figlio del suo tempo e dell’idea neoclassica circa l’immutabilità del tempo. Vedeva nella Roma antica l’incarnazione dell’ideale puro, eterno, immutabile. Avrebbe desiderato fissare quella perfezione per poterla perpetuare ... ha comunque vissuto un violento contrasto interiore, combattuto tra l’idea di far rivivere la classicità dell’impero romano come modello di immutabile perfezione, e d’altra parte consapevole che quest’ultima ci sia pervenuta solo in frantumi e rovine, ovvero che il mondo sia soggetto al tempo, alla trasformazione, e dunque alla dissoluzione. Da qui la sua ossessiva catalogazione dei reperti. Come se della perfezione non si potesse far altro che catalogarne brandelli. Piranesi artista tragico.". 

“Questa mostra svela un lato nascosto ma fondamentale della ricerca di Tirelli", aggiunge il curatore Ludovico Pratesi. "Una quantità di materiali preziosi e indispensabili per analizzare il processo creativo dell’artista, dalla prima suggestione fino all’opera finita, attraverso una riflessione sulla natura simbolica di ogni immagine scelta per evocare altro da sé, una dimensione onirica e concettuale densa di riferimenti emersi da una realtà trasfigurata”.

[25-03-2013]

 
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