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Buzzi, l'accusa alla politica. Tangenti e richieste di assunzioni

"Andavo in consiglio comunale e le non pu immaginare la scena"

I rapporti con le amministrazioni locali, poi le mazzette distribuite a politici di tutti gli schieramenti per aggiudicarsi gli appalti. Nei lunghi interrogatori Salvatore Buzzi, una delle figure di spicco di Mafia Capitale affianco a Massimo Carminati, fa nomi e cognomi di politici (dal sindaco Ignazio Marino al presindente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti) e ricostruisce il giro di mazzette con cui si assicurava le commesse. Dai verbali emerge l'intenzione di Buzzi di difendersi dalle accuse sostenendo di essere stato vittima di un sistema corruttivo.

La sala dell'Assemblea Capitolina viene descritta così da Buzzi. "Andavo in consiglio comunale e lei non può immaginare la scena qual era. A parte che entravo, ero conosciutissimo, arriva uno “mi assume questo”, ne arriva un altro “mi assumi quest’altro”, “mi sponsorizzi la festa”, cioè una cosa incredibile, non gliela facevo più". Buzzi punta il dito contro il sindaco Marino e l'attuale presidente della Regione Zingaretti, all'epoca presidente della Provincia "molte cose me le ha raccontate Luca Odevaine (ex capo di cabinetto di Veltroni, poi nominato da Zingaretti capo della Polizia Provinciale), comprese le operazioni sporche quando era alla Provincia di Roma", racconta Buzzi. Odevaine è accusato di corruzione con l’aggravante di aver favorito una organizzazione mafiosa.

Il procuratore aggiunto Michele Prestipino e il sostituto Paolo Ielo interrogano Buzzi per ore nel carcere di Cagliari. "Adesso con Marino i dirigenti decidono di più, prima non decidevano niente. Perché prima era l’assessore che diceva: “Fai questo, fai questo, fai quest’ altro...”. Con la giunta Alemanno decideva l’assessore ovviamente. I consiglieri comunali facevano la mediazione direttamente con l’assessore...

Accordo sull'appalto RECUP - Dagli interrogatori emergerebbe un accordo tra il governatore Nicola Zingaretti e il capo dell’opposizione Luca Gramazio, ora in carcere per corruzione e favoreggiamento dell’associazione mafiosa, per spartirsi l’appalto regionale del Recup, il numero unico della Sanità. Tra gli indagati c'è anche Maurizio Venafro, il capo di gabinetto di Zingaretti. Buzzi: "Gramazio va da Zingaretti e gli dice: “guarda, l’opposizione sono io non è Storace, che c’ha un solo consigliere” e quindi l’accordo diventa Zingaretti-Gramazio. Praticamente Zingaretti dice: “Non ti preoccupare, fai questa cosa con Venafro, ci penso io con Venafro”. Da quel momento in poi si parla solo con Venafro. Fatto l’accordo politico a monte col presidente poi parli col capo di gabinetto. Gramazio per essere sicuro che l’accordo fosse rispettato chiede che gli venga inserito un membro in commissione... perché era una gara da 90 milioni di euro". Poi Gramazio si rivolge a Venafro, Venafro gli dice: “Va bene, mi ha trasmesso la cosa il presidente, quindi stai tranquillo un lotto è il tuo. Quale vuoi?”. E noi gli diciamo: “Vogliamo il 4”, invece poi ci danno il 3, insomma uno dei due più piccolini». Quando parla di soldi da versare ai politici Buzzi indica «Peppe Cionci, l’uomo di Zingaretti».
Buzzi: «Tiene le cose economiche di Zingaretti».
Ielo: «Cosa intende per “l’uomo dei soldi”?».
Buzzi: «Perché se uno deve fare una campagna elettorale e se deve dare i soldi al comitato di Zingaretti si rivolge a Cionci, se devi dare i soldi a Marino, ti rivolgi a Cionci, tutti a Cionci. È un uomo abbastanza conosciuto a Roma».
Ielo: «Per i finanziamenti per Zingaretti?».
Buzzi: «Esatto».

Infine il presunto braccio destro di Massimo Carminati racconta anche la vicenda legata all'acquisto della sede della Provincia. Buzzi specifica di non avere conoscenza diretta della vicenda «non gli so dire tutti i passaggi, glieli dico così». «La sede della Provincia fu comprata da Parnasi con contratto di acquisto praticamente prima ancora di costruì l'immobile... Quindi viene bandita la gara, vince Parnasi, si incazza tanto con Caltagirone, tant'è vero che il Messaggero fa campagna per giorni e giorni su questa storia, perchè ovviamente Caltagirone se perde un metro cubo si arrabbia e anche perchè Parnasi facendo questa operazione si salva dal fallimento. Operazione che vale 180 milioni di euro».

[05-08-2015]

 
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