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Arrestata la banda del buco, otto romani in manette

tra gli arrestati anche la dipendente di un istituto di credito

Erano specializzati in rapine in banca, con il classico metodo del "buco". Ovvero sfondavano una parete adiacente all'istituto di credito per poi entrare nelle banche indisturbati, di notte, e rubare l'incasso o svuotare le casseforti. Ma questa mattina gli uomini della Squadra Mobile, dopo mesi di indagini, sono riusciti a risalire agli otto componenti della banda. Le rapine erano state commesse, anche con l'utilizzo di armi da fuoco, nel quartiere Balduina ed a pochi passi dal Vaticano. Secondo gli investigatori, la banda di rapinatori romani avrebbe operato tra il 2012 e il 2014 "colpi" ad istituti di credito della capitale. Tra gli arrestati una donna, dipendente di uno degli istituti rapinati, ritenuta essere la "basista" del gruppo criminale.

Gli otto rapinatori arrestati questa mattina dagli uomini della squadra antirapina su ordinanza del gip di Roma erano pronti a colpire ancora. In casa di uno dei malviventi sono stati rinvenuti e sequestrati materiali da scasso e passamontagna. La banda, che riusciva a introdursi all'interno di esercizi commerciali e istituti di credito praticando dei "buchi" sulle pareti, si è resa protagonista di almeno due spettacolari azioni. La prima, messa a segno nel dicembre del 2012 all'interno della banca Popolare di Novara di piazza delle medaglie d'oro, grazie alla complicità della basista, Roberta Gatta, 35enne dipendente infedele dell'istituto finita ai domiciliari, utilizzando un travestimento da "Babbo Natale". La seconda, fallita per un inconveniente tecnico, tentata alla banca Carige di Piazza Risorgimento, nel marzo del 2014. I componenti della batteria, Giulio Amodei, 61 anni, Giorgio Angiolosanto, 63 anni, Adalgiso Di Cesare, 68 anni, Ferdinando Giampaoli, 46 anni, Luciano Riola, 52 anni, Tommaso Bonardi, 81 anni, Berardo Osvaldo, Costantini, 71 anni (tutti con precedenti penali) avrebbero colpito anche altri istituti si credito sparsi sul territorio nazionale. La sola basista del gruppo risulta incensurata. Le accuse nei confronti della banda sono, a vario titolo, quelle di rapina aggravata, ricettazione, falsità materiale e furto aggravato. Secondo gli inquirenti, che per mesi hanno monitorato l' attività degli indagati, gli stessi malviventi erano capaci di scavare pazientemente in silenzio per lunghe settimane, utilizzando martelli in gomma, grimaldelli e procedendo anche direttamente a mani nude. Nel caso del colpo fallito alla banca Carige, i calcinacci erano stati nascosti in una cantina dello stabile dove i rapinatori stavano tentando di aprire una breccia per entrare nell'istituto.

L'avvocato della dipendente di Banca - "L’indagine è indubbiamente molto complessa, adesso il giudice per le indagini preliminari ha dieci giorni di tempo per procedere all’interrogatorio della signora e nello stesso termine bisognerà valutare, una volta studiato il contenuto dell’ordinanza, se ricorrere o meno al tribunale del riesame”. Così l’avvocato Gianluca Arrighi, legale di Roberta Gatta, la 35enne nata ad Alatri accusata dagli investigatori di essere la basista della “banda del buco” sgominata della polizia. La donna è stata rintracciata e arrestata presso la Filiale della Banca Popolare di Novara, in via di Torrevecchia. Secondo chi indaga la 35enne avrebbe fornito “dritte” alla banda per la rapina dell’agenzia 35 della Banca Popolare di Novara in piazzale delle Medaglie d’Oro. Con questo “colpo” i malviventi travisati da “Babbo Natale” avrebbero ottenuto un bottino pari a 160.000 mila euro in contanti oltre ad un ingente quantitativo d’oro (circa 3,7 chili d’oro) custodito in una cassetta di sicurezza del “caveau”, aperta proprio dalla donna, “apparentemente” impaurita dalle minacce.

Incendio in studio veterinario - Tre degli otto rapinatori della "banda del buco", arrestati questa mattina dagli uomini della squadra mobile, sarebbero anche i responsabili dell'incendio doloso che, nel marzo del 2014, ha distrutto un ambulatorio veterinario di via del Pineta Venere, al Torrino. Stando agli inquirenti, Giulio Amodei, sarebbe legato ad un rapporto di amicizia con il presunto mandante del rogo. Per lo stesso episodio, anche Ferdinando Giampaoli e Adalgiso Di Cesare -altri componenti della "banda"- sono attualmente indagati dalla procura di Roma. Secondo l'accusa, i tre avrebbero agito su incarico, nell'ambito di una vendetta per una presunta soffiata che aveva portato "striscia la notizia" a smascherare un caso di maltrattamenti su animali. Episodio, quello del rogo, per il quale esiste già una richiesta di rinvio a giudizio per sette persone, tra le quali i tre rapinatori della banda.

[16-02-2015]

 
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