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Campi nomadi: nel 2013 il Comune ha speso 24 milioni di euro

L'Associazione 21 luglio denuncia: un fiume incontrollato di denaro pubblico per "segregare i rom"

"Villaggi della solidarietà", "centri di raccolta" e sgomberi: il Comune di Roma solo nel 2013 ha speso 24 milioni di euro nella gestione della popolazione nomade, che conta circa 8000  persone di cui la metà sono bambini. Una cifra spesa quasi unicamente per la  gestione delle strutture. Secondo la stima fatta l'86,4% del totale dei fondi è  stato utilizzato per la gestione dei "campi", la vigilanza e la sicurezza. Solo  lo 0,4% per l'inclusione sociale  dei rom e il 13,2% per la scolarizzazione.

Questo è quanto ha denunciato l'Associazione 21 luglio nel rapporto  "Campi Nomadi s.p.a.", presentato in Campidoglio. "Un vero e proprio sistema",  quello dei "campi" nella Capitale, nel quale operano 35 enti pubblici e privati,  stimando un coinvolgimento medio di 12 operatori per ognuno di essi, risultano  più di 400 i soggetti impiegati nell'indotto che si muove attorno alla  "questione rom"; da sottolineare è l'alta percentuale di affidamenti diretti dei  finanziamenti, senza ricorrere ai bandi pubblici. Un fiume incontrollato  di denaro pubblico che confluisce nel "sistema campi" e che "per le comunità Rom  non si traduce in alcun beneficio in termini di inclusione sociale ma che  alimenta la percezione negativa verso di loro da parte dell'opinione pubblica".

Tra i soggetti operanti nel "sistema campi", risultano, nel 2013, due i  destinatari principali dei finanziamenti: Consorzio Casa della Solidarietà, che  ha ottenuto 4.242.028 euro, e Risorse per Roma che ha ricevuto ben 3.757.050  euro. Per gli altri invece i finanziamenti sono compresi tra i 2 milioni di euro  e i 100 mila euro annui. Per gli 8 villaggi della solidarietà - Lombroso  (nato nel 2000), Candoni (2000), Gordiani (2002), Cesarina (2003), Camping River  (2005), Castel Romano (2005), Salone (2006), La Barbuta (2012) - in cui vivono  4.391 persone, sono stati spesi più di 16 i milioni. Il più costoso risulta essere il campo di Castel Romano, dove risiedono 989 rom: per il quale sono  stati spesi oltre 5 milioni di euro nel solo 2013. Dalla sua nascita, nel 2005, per una famiglia composta da 5 persone il Comune di Roma ha già speso oltre 270 mila euro.

Il "centro di raccolta rom" di via Amarilli risulta invece  l'insediamento con la spesa procapite più alta: per ognuno dei 130 abitanti, nel 2013, il Comune di Roma ha speso 906 euro al mese, a fronte di un investimento per l'inclusione sociale dei rom pari a zero. Per spostare circa 1.200  rom, con 54 azioni di sgombero forzato, effettuate nello scorso anno, sono stati  impiegati quasi 2 milioni di euro.

L'Associazione 21 luglio risponde a questi numeri con una proposta concreta: un progetto di autorecupero, così come
codificato dalla Legge Regionale n.55 del 1998, che darebbe alloggio a 22 famiglie, tra cui 2 famiglie rom, una di rifugiati e una di immigrati, utilizzando uno degli edifici dismessi tra i 1.200 ettari di immobili abbandonati sul territorio comunale. L'Associazione spiega come "Soluzioni abitative extra-campo, finalizzate all'inclusione sociale, del resto sono già state attuate in altre città italiane, come Messina e Padova, dove, grazie a progetti di autorecupero e autocostruzione, si spenderanno in 5 anni rispettivamente 10 mila euro e 50 mila euro per una famiglia rom di 5 persone. A  Roma, la stessa tipologia di famiglia che vive nel "campo" de La Barbuta costerà alle casse comunali 155 mila euro in cinque anni". Il presidente di 21 luglio Carlo Stasolla punta il dito contro "un sistema carissimo che genera le  tre miserie dell'assistenza delle persone assuefatte a questa dinamica, del  lavoro precario dei circa 400 individui che vi operano e la miseria morale dei  rappresentanti politici che su questo costruiscono il loro consenso". Nel 2014, secondo Stasolla, "si va verso l'aumento della spesa perché l'assessore Cutini  intende costuire un nuovo villaggio attrezzato nel campo della Cesarina, con già  562.586 euro spesi per interventi preliminari. Non solo l'effetto 'palla di neve' della crisi dunque, ma anche scelte che reiterano la decisione di concentrare e segregare i Rom".

[12-06-2014]

 
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