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Andreotti, simbolo del potere Dc

una delle sue pi celebre battute: "Il potere logora chi non ce l'ha"

E’ stato il simbolo della prima Repubblica e del potere democristiano: Presidente del Consiglio per sette volte tra cui il governo di "solidarietà nazionale" durante il rapimento di Aldo Moro (1978-1979), con l'astensione del Partito Comunista Italiano, otto volte ministro della Difesa; cinque volte ministro degli Esteri; tre volte ministro delle Partecipazioni Statali; due volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell'Industria; una volta ministro del Tesoro, ministro dell'Interno (il più giovane della storia repubblicana, a soli trentaquattro anni), poi senatore a vita.

Il suo curriculum è lunghissimo ma non dice tutto: la sua cifra, in politica e non solo, è stata quella dell’ironia, del disincanto, che però  gli avversari hanno etichettato come espressioni di massimo cinismo. Una delle sue battute “il potere logora, chi non ce l’ha”, è entrata nel lessico comune. Il suo nome è stato tirato in ballo riguardo ai tanti misteri, poco gloriosi, che hanno segnato la storia degli anni 60,70 e 80 e legati alle stragi, al terrorismo e alla strategia della tensione. Dal delitto Pecorelli spesso le accuse sono arrivate fino alle aule del tribunale: come quella più infamante: essere stato un esponente del patto tra Dc e mafia, e di aver trattato con esponenti di cosa nostra come Bontade, Badalamenti, Riina tramite Ciancimino e i cugini Salvo. Sempre assolto fino al 23 ottobre 99 , quando fu condannato con sentenza d'Appello per concorso esterno in associazione mafiosa. Nell'ultimo grado di giudizio, la II sezione penale della Corte di Cassazione ha citato il concetto di "concreta collaborazione" con esponenti di spicco di Cosa Nostra fino alla primavera del 1980. Il reato commesso è stato considerato estinto per sopravvenuta prescrizione e quindi si è dichiarato il "non doversi procedere" nei confronti del senatore.

[06-05-2013]

 
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